SPIEF a San Pietroburgo: tra economia, propaganda e nuove presenze occidentali
Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), spesso definito la “Davos russa”, resta uno degli appuntamenti più importanti per osservare il posizionamento della Russia nell’economia globale. Tuttavia, negli ultimi anni, e in particolare nell’edizione 2026, il suo profilo è cambiato in modo evidente, riflettendo l’isolamento internazionale di Mosca e la trasformazione dei suoi canali di interlocuzione con l’Occidente.
Se fino al 2021 il forum era frequentato da manager, investitori e rappresentanti istituzionali delle principali economie occidentali, oggi la presenza di questo tipo di attori è drasticamente ridotta. Al loro posto emergono figure più eterogenee: commentatori politici, influencer e personalità mediatiche spesso legate all’area conservatrice statunitense o a circuiti anti-establishment.
Tra i nomi che hanno attirato maggiore attenzione figura Candace Owens, commentatrice politica americana nota per le sue posizioni critiche verso il Partito Democratico e parte del mainstream politico statunitense. La sua partecipazione è stata letta da diversi osservatori come un segnale della crescente apertura del forum a figure capaci di incidere sul dibattito pubblico più che sui processi economici tradizionali.
Accanto a lei è tornato a comparire Steven Seagal, attore statunitense ormai da anni legato alla Russia e cittadino russo dal 2016. La sua presenza al forum appare più simbolica che economica, coerente con il ruolo di “ponte culturale” che Mosca gli attribuisce da tempo.
Meno mediatizzata ma significativa anche la partecipazione di Rodney Mims Cook Jr., ex membro della Commissione statunitense per le Belle Arti. La sua presenza rappresenta un esempio del tipo di profili occidentali oggi presenti al forum: non delegazioni ufficiali, ma singoli individui con percorsi professionali eterogenei e non necessariamente rappresentativi delle politiche dei rispettivi Paesi.
In parallelo, la stampa internazionale ha segnalato anche la presenza in Russia di figure mediatiche controverse come Andrew e Tristan Tate, il cui coinvolgimento contribuisce ad alimentare l’immagine di un evento sempre più aperto a personalità polarizzanti e ad alto impatto comunicativo. Questa evoluzione riflette un cambiamento più ampio del SPIEF stesso: da piattaforma economica orientata all’integrazione globale, il forum appare oggi sempre più come uno spazio ibrido, in cui economia, politica e comunicazione si sovrappongono. La funzione economica resta formalmente centrale, ma viene affiancata da una dimensione di rappresentazione politica e mediatica.
In questo contesto, la presenza di figure riconducibili all’area “MAGA” o al conservatorismo americano non è solo un fatto di cronaca, ma il segnale di una frammentazione più ampia del discorso occidentale. La crescente polarizzazione politica negli Stati Uniti e in Europa apre infatti spazi per forme di “diplomazia parallela”, in cui attori non istituzionali diventano veicoli di influenza e visibilità internazionale.
Il risultato è un forum che, pur mantenendo la sua identità economica, si configura sempre più come uno strumento di soft power e come specchio delle nuove fratture geopolitiche globali. Più che misurare investimenti e accordi commerciali, lo SPIEF oggi misura la capacità della Russia di inserirsi nelle divisioni politiche dell’Occidente e di sfruttarne le tensioni interne.




