La guerra in Iran aumenta il rischio di terrorismo e violenza nei minori
Il 4 marzo è stata presentata alla Camera l’ultima relazione dell’Intelligence, intitolata Governare il cambiamento, presentata dal Dio Vittorio Rizzi. I dati hanno confermato che l’epoca attuale sta registrando il maggior numero di conflitti dalla Seconda Guerra Mondiale (61). Oltretutto, il 72% della popolazione vive in Paesi governati da autocrazie (nel 2004 questa percentuale era del 49%).
Cresce il rischio terrorismo: timore per una “jihad globale”
Nel documento è emerso anche che non è da escludere “un innalzamento anche in Europa e in Italia del rischio terrorismo, soprattutto rispetto a target israeliani o statunitensi. In prospettiva, la propaganda jihadista potrebbe, in modo opportunistico, strumentalizzare un eventuale conflitto che coinvolga Teheran, invocando un jihad globale contro il comune nemico occidentale”, ha spiegato Rizzi.
Già il genocidio a Gaza ha sollevato un “sentimento antiebraico”. Ora, la nuova guerra esplosa in Medio Oriente “incrementa le pulsioni antiamericane e antisraeliane”. Tuttavia, per Rizzi non ci sarebbe la medesima compattezza di reazione, poiché il regime aggredito è quello iraniano.
Minori sempre più radicalizzati: il fascino della violenza
Un fenomeno emergente, sottolineato dalla relazione e considerato di estremo rilievo, è quello della crescente radicalizzazione giovanile. La ragione non sarebbe ideologica, quanto più di fascinazione verso la violenza, “alimentata da una progressiva desensibilizzazione rispetto ai contenuti violenti reperibili online, fruibili su piattaforme social mainstream anche in contesti non estremisti”.
Ci sarebbe dunque uno stretto legame tra terrorismo e tecnologia. In particolare, l’uso consolidato dell’IA ha reso ancora più semplice l’indirizzamento degli utenti nella ricerca di contenuti terroristici. Non solo, oggi è più facile ottenere informazioni pratiche, come le istruzioni per costruire ordigni, e questo è valido anche in Italia.
L’IA può essere inoltra usata per generare, in pochi secondi, materiale propagandistico e soprattutto deepfake.
In ultima istanza, la relazione dell’Intelligence ha invitato a riflettere sui rischi dello sviluppo di sistemi d’arma autonomi, come droni senza pilota e armi cibernetiche. Tale quadro è stato definito “una delle fratture etiche e legali più profonde aperte dalla tecnologia contemporanea”.




