Acqua come oro blu: il maxi progetto sotterraneo degli Emirati Arabi Uniti
Gli Emirati Arabi Uniti stanno realizzando una delle operazioni più ambiziose e simboliche del nostro tempo per affrontare la crisi idrica: la costruzione della più grande riserva di acqua potabile al mondo, un progetto strategico che riflette la drammatica sfida ambientale e la visione di sicurezza nazionale di un Paese che nasce nel deserto. Secondo reportage recenti, gli Emirati hanno iniziato a stoccare enormi quantità di acqua desalinizzata in serbatoi sotterranei collegati alle falde naturali, accumulando oltre 20 – 26 miliardi di litri di acqua per salvaguardare l’approvvigionamento in situazioni di emergenza, climatiche o geopolitiche. In una regione senza fiumi permanenti, laghi o risorse idriche superficiali significative, l’acqua è sempre stata una questione di sopravvivenza e di strategia. Oggi oltre il 90 % dell’acqua potabile consumata negli Emirati deriva da impianti di desalinizzazione che depurano l’acqua del Golfo Persico, un processo energetico e costoso che trasforma una risorsa quasi inesistente in un bene vitale. Per proteggere queste scorte da perdite per evaporazione o contaminazioni e per assicurare la continuità di fornitura, l’acqua in eccesso viene ora immagazzinata sotterraneamente in bacini artificiali dove può essere mantenuta stabile e sicura fino al momento del bisogno. Questo approccio non ha solo valenza tecnica, ma anche un profondo richiamo geopolitica; in un contesto – locale e globale – in cui la scarsità d’acqua tenderà ad acuire tensioni e competizioni, gli Emirati stanno “scambiando petrolio per acqua”, investendo i ricavi energetici in infrastrutture di sicurezza idrica. La riserva nel deserto del Liwa può rifornire fino a 100 milioni di litri al giorno, fungendo da cuscinetto critico per le città come Abu Dhabi e Dubai in caso di interruzioni di approvvigionamento. Oltre allo stoccaggio sotterraneo, la regione continua a investire in tecnologie di desalinizzazione più efficienti e sostenibili. Impianti come quello di Al Taweelah, considerato tra i più grandi al mondo per capacità di reverse osmosis, producono centinaia di migliaia di metri cubi di acqua potabile al giorno, con progressi nell’impiego di energie pulite per ridurre l’impronta ambientale. Un’altra frontiera della gestione delle risorse è la ricarica controllata delle falde con acque trattate, una tecnica prospettata per stabilizzare le storiche risorse di acqua sotterranee e ridurre la dipendenza esclusiva dalla desalinizzazione. Questa strategia multisfaccettata — che combina infrastrutture sotterranee, tecnologie avanzate di produzione, conservazione inusuale e gestione dell’acqua come asset strategico — fa degli Emirati una sorta di laboratorio per le zone aride del pianeta. Se da un lato il progetto risponde a esigenze immediate, dall’altro invita ad interrogarsi su come le società adattino le proprie economie e tecnologie a risorse che una volta si consideravano infinite, ma che oggi richiedono una gestione da “riserva strategica”, alla pari del petrolio.




