Turchia, pericolo doline nel distretto di Karapinar
Nella Turchia centro-meridionale sta emergendo un fenomeno geologico sconosciuto e inquietante: centinaia di doline si stanno aprendo improvvisamente nel terreno agricolo del Bacino Chiuso di Konya, il granaio del Paese.
Si tratta di enormi voragini che possono raggiungere i cinquanta metri di diametro e profondità. L’area più colpita è il distretto di Karapinar, oggi considerato l’epicentro di una crisi che intreccia dinamiche naturali e pressioni umane, legate sia al cambiamento climatico che allo sfruttamento intensivo delle risorse idriche.
Le doline, obruk in turco o sinkhole in inglese, sono fenomeni tipici dei territori carsici, dove rocce calcaree solubili vengono lentamente erose dall’acqua piovana, resa leggermente acida dall’anidride carbonica atmosferica. Il processo con cui queste “buche” si creano, tipico anche di alcune regioni italiane, è in sé naturale, ma ciò che preoccupa le autorità turche è l’accelerazione impressionante con cui questi collassi stanno avvenendo negli ultimi due decenni.
Secondo i dati raccolti dall’Autorità turca per la gestione dei disastri e delle emergenze (Afad), insieme al Sinkhole Application Research Center della Konya Technical University, l’ultimo censimento ha individuato 684 doline concentrate tra le province di Konya, Karaman e Aksaray, di cui ben 534 si trovano nel solo distretto di Karapinar. Il dettaglio delle classificazioni è altrettanto significativo: 331 voragini derivano da crolli improvvisi, mentre 272 sono legate a una subsidenza graduale del terreno, un lento abbassamento che può precedere cedimenti più spettacolari. Tra queste, le doline da collasso chiaramente rappresentano il pericolo maggiore, perché possono aprirsi senza alcun preavviso, inghiottendo campi coltivati, infrastrutture rurali e bestiame. Al momento, secondo Afad, le formazioni interessano soprattutto zone agricole, e non risultano coinvolti centri abitati, ma il rischio futuro resta elevato.
Il confronto storico rende maggiormente evidente la portata del problema.
In tutta la regione di Konya tra il 1920 e l’inizio degli anni Duemila erano state censite meno di cento doline. Nel 2022, appena vent’anni dopo, il numero complessivo era salito a circa 2.600.
Alla base di questa esplosione c’è sicuramente la combinazione tra siccità prolungata e pompaggio intensivo delle falde sotterranee per l’irrigazione, infatti, come ha spiegato a Reuters l’esperto Fetullah Arik, il livello delle acque sotterranee si abbassa oggi di 4–5 metri all’anno, contro circa mezzo metro all’inizio del secolo. In effetti il Bacino di Konya è uno dei cuori agricoli della Turchia, soprattutto se si considera la produzione di grano, mais e barbabietole da zucchero, e proprio l’agricoltura intensiva avrebbe dunque aumentato la pressione sugli acquiferi in un contesto di riscaldamento climatico.
Per affrontare la situazione le autorità stanno aggiornando costantemente la cosiddetta Sinkhole Sensitivity Map, uno strumento che serve a individuare le aree più a rischio e a prevenire nuovi disastri ambientali. Parallelamente, la regione partecipa al progetto internazionale OurMED, volto a migliorare la gestione delle risorse idriche e a ripristinare le zone umide prosciugate.
La proliferazione delle doline nel cuore agricolo della Turchia rappresenta così l’ennesimo segnale troppo concreto degli effetti combinati della crisi climatica e dell’uso non sostenibile dell’acqua. Anche stavolta, data la perdita di controllo e l’assenza di prevenzione, un fenomeno geologico si sta trasformando in una emergenza ambientale e territoriale.



