Egitto-Eritrea: nuovi accordi per lo sviluppo dei porti di Assab e Doraleh
Sono stati di recente annunciati i nuovi accordi tra Egitto ed Eritrea (e Gibuti) per lo sviluppo dei porti di Assab e Doraleh. L’intesa con l’Eritrea è stata finalizzata durante una visita del presidente Isaias Afwerki a fine ottobre in Egitto.
Si tratta di un passaggio politico e strategico significativo, che apre le porte al Cairo verso una delle aree più delicate del pianeta: quella tra lo sbocco meridionale del Mar Rosso e lo stretto di Bad el-Mandeb, una via fondamentale per il commercio globale e il transito dell’energia. Non a caso, l’area è soggetta a forti tensioni e competizioni per il controllo.
Aldilà del mero ampliamento delle capacità commerciali, gli accordi prevedono la realizzazione di infrastrutture ad hoc, per l’attracco di unità militari. In altre parole, viene formalmente legittimata la presenza militare e strutturale dell’Egitto in un nodo cruciale.
Il tutto attraverso la creazione di un quadro bilaterale, che mette però alle strette l’Etiopia, che confina con Eritrea e Gibuti e che non ha accesso al mare. Dipende inoltre fortemente dal porto di Doraleh.
C’è anche la questione della Grande diga della rinascita etiope (GERD), completata quest’anno e che rappresenta una minaccia per l’Egitto. Quest’ultimo dipende infatti dal Nilo per il fabbisogno di acqua dolce, e la diga conferisce un ampio controllo nall’Etiopia nei periodi di siccità. La minaccia è esistenziale.
Visti i rapporti tesi con Etiopia e Sudan, il Cairo, negli ultimi anni, ha spostato il focus verso Somalia, Gibuti, Kenya ed Eritrea, tramite l’offerta di servizi militari. Il Corno d’Africa appare ora sempre più militarizzato, mentre le inimicizie non cessano, soprattutto dopo l’avanzata dell’Egitto nei porti.




