Delcy Rodriguez. Chi è la vice di Maduro
La Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la guida del Paese dopo che gli Stati Uniti hanno arrestato il presidente Nicolas Maduro e lo hanno portato fuori dal Paese. In una nota diffusa dalla Corte Suprema si legge che Rodriguez “assumerà ed eserciterà, in qualità di facente funzioni, tutti gli attributi, i doveri e i poteri inerenti alla carica di presidente per garantire la continuità amministrativa e la difesa globale della nazione”.
Rodriguez, 56enne nata il 18 maggio 1969 a Caracas, è figlia di un combattente guerrigliero di sinistra, Jorge Antonio Rodriguez, che negli anni Settanta ha fondato il partito rivoluzionario Liga Socialista. Laureatasi come avvocato presso l’Universidad Central de Venezuela, nell’ultimo decennio ha scalato rapidamente i ranghi della politica venezuelana, ricoprendo la carica di ministra della Comunicazione e dell’Informazione tra il 2013 e il 2014. Successivamente è stata ministra degli Esteri dal 2014 al 2017, periodo durante il quale ha tentato di irrompere in una riunione del blocco commerciale Mercosur a Buenos Aires in seguito alla sospensione del Venezuela dal gruppo. Nel 2017 ha iniziato a ricoprire la carica di presidente di un’Assemblea Costituente filogovernativa che ha ampliato i poteri di Maduro.
La nomina di Rodriguez a vicepresidente è avvenuta a giugno 2018, con il leader venezuelano che l’ha salutata come una “giovane donna, coraggiosa, esperta, figlia di un martire, rivoluzionaria e collaudata in mille battaglie”. In seguito Maduro l’ha anche definita una “tigre” per la sua strenua difesa del proprio governo socialista. Ad agosto 2024 le ha assegnato anche il ruolo di ministra del Petrolio, di importanza primaria per il Paese ricco di oro nero ma oggetto di pesanti sanzioni internazionali, incaricandola di gestire le crescenti restrizioni Usa. La politica è nota per aver applicato politiche economiche ortodosse nel tentativo di contrastare l’inflazione fuori controllo e per la sua stretta collaborazione col fratello Jorge, che è leader dell’Assemblea Nazionale legislativa, nonché per una passione per la moda e i capi firmati.
Il New York Times cita proprie fonti e afferma che gli Stati Uniti sono convinti che Rodriguez, che è anche ministra del Petrolio, promuoverà gli interessi delle compagnie petrolifere americane nell’industria venezuelana. Funzionari americani citati dal New York Times ritengono anche che Rodriguez potrebbe proteggere e sostenere i futuri investimenti americani nel settore energetico. Donald Trump sogna un Venezuela rifondato sul petrolio, ma le grandi major petrolifere americane sono tiepide rispetto al piano. A renderle scettiche rispetto al progetto trumpiano sono le incertezze geopolitiche del progetto e i miliardi di dollari che saranno necessari per realizzarlo. Il Venezuela è il Paese che ha le più grandi riserve di oro nero del mondo. La produzione petrolifera è crollata però da quando, nel 2017, Trump ha imposto le prime sanzioni. Nonostante ciò il Paese detiene ancora più riserve accertate di barili di petrolio dell’Arabia Saudita. Da anni la Cina è il suo principale cliente e la Russia è un partner fondamentale. Il Paese poi abbonda anche di minerali critici. L’accesso a queste risorse ingenti cambierà necessariamente gli equilibri sullo scacchiere politico mondiale.
Dall’altra parte, la leader dell’opposizione venezuelana e recente premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado ha dichiarato di voler tornare in patria “il prima possibile” e ha attaccato Delcy Rodriguez. Nel suo primo commento pubblico dopo un post sui social media pubblicato lo scorso fine settimana, quando l’esercito statunitense ha rimosso con la forza il presidente Nicolas Maduro dal potere, Machado ha promesso di tornare nel suo Paese. Machado ha apertamente disconosciuto la Rodríguez, affermando che “è una delle principali artefici di tortura, persecuzione, corruzione e narcotraffico”. La leader dell’opposizione ha anche promesso di “trasformare il Venezuela nel polo energetico delle Americhe” e di “smantellare tutte queste strutture criminali” che hanno danneggiato i suoi connazionali, promettendo di “riportare a casa milioni di venezuelani costretti a fuggire” dal Paese. “In elezioni libere e giuste, vinceremo con oltre il 90% dei voti, non ne ho dubbi”, ha concluso Machado.
Intanto, il presidente Donald Trump ha smentito le indiscrezioni del Washington Post, secondo le quali avrebbe scartato l’ipotesi di Maria Corina Machado per guidare il Venezuela perché aveva vinto il premio Nobel, riconoscimento al quale il presidente auspicava. “Non avrebbe dovuto vincerlo. Ma questo non ha nulla a che vedere con la mia decisione”, ha osservato Trump. Proprio in questi ultimi giorni in cui è stata nominata la Rodriguez ad interim, risulta, al contrario, che la Machado abbia ringraziato con un post apertamente il Presidente degli Stati Uniti, dichiarando che il Premio Nobel era dedicato a Trump stesso per i suoi sforzi nel togliere il potere a Maduro, un gesto che potrebbe essere letto come una mossa strategica per legittimarsi come futura leader del Venezuela.




