Cos’è il Somaliland e perché è stato riconosciuto da Israele
Il Somaliland è una sottile striscia di territorio all’estremità nord-occidentale della Somalia sulla costa meridionale del golfo di Aden. Il territorio del Somaliland, grande 175.000 km², pari a circa un terzo della Francia, corrisponde più o meno all’ex Somalia britannica e si trova all’estremità nord-occidentale della Somalia. Negli ultimi anni Ottanta, nel nord della Somalia si era consolidato un movimento ribelle, il Somali National Movement, in aperta opposizione con il regime di Mohamed Siad Barre (durato ben 22 anni, dal 1969 al 1991). Il governo di quest’ultimo, contrariato da questa decisione che poteva portare a una secessione della zona, reagì con una durissima repressione, e diverse città del nord subirono diversi bombardamenti e devastazioni indicibili.
Proprio i diversi atti di crudeltà operati dalle milizie di governo fecero sì che la maggior parte degli abitanti del Nord sopravvissuti non potessero pensare di unire il proprio territorio alla Somalia. Nel 1991, quando il governo dello spietato dittatore somalo cadde e la Repubblica di Somalia sprofondò nel caos più totale, il Nord proclamò subito la sua indipendenza. Da allora la repubblica autoproclamata funziona in modo autonomo, con una propria moneta, un proprio esercito e una propria polizia, e si distingue per la sua relativa stabilità rispetto alla Somalia, minata dall’insurrezione islamista di al-Shabaab e dai conflitti politici cronici.
Fino ad oggi non era stata riconosciuta pubblicamente da nessun paese, a parte un tentativo, poi rientrato per ragioni di sicurezza regionale, fatto dall’Etiopia che ancora lavora diplomaticamente con il governo di Hargheisa per ottenere uno sbocco al mare. Strategica infatti la posizione del Somaliland, posto dalla sua nascita nel 1991 in una sorta di isolamento politico ed economico nonostante la sua posizione all’imbocco dello stretto di Bab el-Mandeb, su una delle rotte commerciali più trafficate al mondo che collega l’Oceano Indiano al Canale di Suez. La regione è afflitta da difficoltà economiche ma anche da conflitti nella parte orientale.
Il 26 dicembre il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar hanno firmato insieme al presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, una dichiarazione di reciproco riconoscimento. Non solo, Abdullahi ha anche aggiunto che il Somaliland aderirà agli Accordi di Abramo firmato nel 2020. Ma il riconoscimento da parte di Israele nasconde un altro obiettivo: negli ultimi mesi il governo di Tel Aviv ha infatti ipotizzato il trasferimento dei gazawi proprio nel Somaliland. Ora la paura dei paesi arabi è che con la firma di questi accordi, il piano di sfollamento forzato della destra israeliana possa essere portato a termine.
Anche per questo motivo, oltre che per questioni di rapporti diplomatici con la Somalia, tutti i paesi arabi hanno condannato il riconoscimento israeliano. Egitto, Arabia Saudita, Turchia, Gibuti e l’Unione Africana hanno respinto «con fermezza» la decisione dello stato ebraico, avvertendo che «qualsiasi tentativo di minare l’unità, la sovranità e l’integrità territoriale della Somalia rischia di creare un pericoloso precedente con implicazioni di vasta portata per la pace e la stabilita’ in tutto il continente». Il ministero degli Esteri somalo ha avvertito che la decisione è un «attacco deliberato» alla sua sovranità che minerebbe la pace nella regione.
A Hargeisa, capitale del Somaliland, centinaia di persone hanno invaso le strade in serata, secondo testimoni sul posto, per festeggiare un riconoscimento internazionale cercato da decenni. Il presidente del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi, soprannominato “Irro”, ha salutato “un grande giorno per il popolo e la Repubblica del Somaliland, una pagina d’oro nella storia della nostra nazione” dopo 34 anni di lotta. L”Ambasciata cinese in Somalia ha espresso il suo sostegno all'”unità nazionale” della Somalia. In una dichiarazione, la rappresentanza ha riferito che l’ambasciatore cinese Wang Yu ha avuto una “conversazione telefonica urgente” con il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale somalo Abdisalam Ali, al quale ha espresso “il fermo sostegno della Cina”.
La Somalia ha inoltre ribadito il suo “incondizionato” sostegno ai legittimi diritti del popolo palestinese e che “non accetterà mai di rendere apolide il popolo palestinese”. Il ministero degli Affari esteri dell’Autorità palestinese ha espresso preoccupazione per questo annuncio, affermando che Israele “ha già menzionato il Somaliland come destinazione per l’espulsione dei rappresentanti del popolo palestinese, in particolare dalla Striscia di Gaza”. Dagli Stati Uniti in un’intervista al New York Post Donald Trump, interrogato sulla questione, ha risposto: “Valuteremo. Studio molte cose e prendo sempre ottime decisioni, che si rivelano corrette”, ha spiegato e aggiunto infine “Qualcuno sa esattamente cos’è il Somaliland?”.




