Macron a Pechino: Cina e Francia ridisegnano i loro rapporti economici
In assenza di una politica europea unica, sono i grandi Paesi a proporre interventi diplomatici più rilevanti. La Francia in questo senso gioca un ruolo primario e proprio oggi, in onore di quello stesso proposito, il presidente francese Emmanuel Macron è giunto a Pechino, accolto dal suo omologo cinese, XI Jinping, per discutere dei rapporti economici e diplomatici tra Cina e Europa.
Sul tavolo delle trattative ci sono la guerra in Ucraina, che ormai è in corso da più di tre anni, il commercio tra Bruxelles e Pechino, nel tentativo di definire delle linee guida comuni per proteggere le industrie UE e la possibilità di elaborare una strategia ambientale duratura.
In particolare, il presidente parigino ha presentato una triplice agenda positiva, chiedendo alla Cina di assumersi le responsabilità nel conflitto russo-ucraino e influenzare Mosca affinché si arrivi ad un cessate il fuoco, ridurre lo squilibrio commerciale tra i due versanti, europeo e cinese, e collaborare nelle iniziative di transizione energetica.
L’obiettivo di Parigi e il ruolo europeo
Ad accompagnare il Presidente francese è intervenuta una delegazione di 35 aziende tra cui Airbus, EDF (energia), Danone, Schneider Electric, Alstom (trasporti ferroviari, infrastrutture) – e si prevede la firma di numerosi accordi commerciali e industriali.
Si tratta della quarta visita di Stato da quando Macron è stato eletto. L’obiettivo francese sembrerebbe quello di acquisire un peso internazionale e in senso più ristretto di occupare il posto di portavoce europeo, ormai vacante, che la Germania non può o non vuole più assumere. Berlino, infatti, è troppo esposta economicamente. Nonostante i molteplici interessi industriali in Cina, la Germania risulta troppo dipendente dall’export cinese ed è ormai entrata in un impasse politica ed economica che ne ha tirato il freno.
Macron, invece, può ancora permettersi mosse più autonome. Attualmente è l’unica potenza europea che può presentarsi come tale agli occhi del mondo: possiede armi nucleari, un seggio permanente al consiglio di sicurezza Onu e interessi a stringere ancora di più i rapporti con la Cina. L’Italia, dal canto suo, ha un ruolo minore ed essendo uscita dalla Belt and Road, non è considerata un partner prioritario dalla Cina. L’Inghilterra, invece, con la Brexit è uscita dal gioco europeo ed è maggiormente allineata agli USA di Trump.
Le posizioni di Xi Jiping
L’altro lato della bilancia pende per la Cina che attualmente è diventato un gigante economico. Pechino detiene l’industria più grande al mondo influenzando prezzi e disponibilità dei prodotti e domina l’estrazione e la lavorazione di grafite, terre rare, litio e cobalto.
Stipulare accordi economici con la Cina vuol dire innanzitutto proteggere la macchina industriale europea da Pechino e allentare il cordone ombelicale che lega Bruxelles a Washington. Con vari paesi (BRICS, Russia, Arabia Saudita) la Cina sta sperimentando pagamenti commerciali alternativi al dollaro con l’obiettivo di ridurre la dipendenza del commercio mondiale (circa l’80% è regolato dal dollaro) dalla valuta americana. Se questo trend cresce, può indebolire l’economia occidentale e istituire un ordine economico in cui il dollaro sia meno centrale.
Pechino, però, si trova in un momento delicato in cui dialogare con l’Europa è necessario. La forza del mercato interno è molto ridotta: il settore immobiliare che rappresenta circa il 25%-30% dell’economia di cinese è in crisi e i dazi americani hanno messo in seria difficoltà l’economia di Pechino.
La Francia con la sua delegazione industriale offre relazioni stabili e investimenti stranieri di cui la Cina ha bisogno. Si tratta di un appuntamento importantissimo sia per Macron che per XI Jinping che oggi potranno mettere appunto una collaborazione duratura e compatta che orienti l’ordine mondiale lontano dagli USA.




