Merops promette di fermare i droni di Putin
Da mesi il fronte orientale della Nato vive con il fiato corto. Prima i droni russi che hanno sfiorato il confine polacco, poi l’incursione in Romania che ha provocato la chiusura degli aeroporti di mezza Europa, tra cui baluardi occidentali e filo-atlantisti come Copenaghen, Monaco e, su tutti, Berlino e Bruxelles.
Si è trattato di episodi brevi ma sufficienti a ricordare quanto il cielo sia ormai diventato – o ritornato – il terreno più fragile e più imprevedibile della sicurezza continentale.
È in questo scenario che Polonia e Romania hanno deciso di compiere un salto in avanti, adottando un nuovo sistema di osservazione e ingaggio: Merops, un avanguardistico prototipo progettato per intercettare, identificare e, laddove necessario, neutralizzare i droni.
Il nome “Merops” deriva dalla sigla Multispectral Extended Range Optical Sight.
Nomen omen, infatti già in queste parole si intuisce la sua funzione principale: vedere lontano, vedere meglio e soprattutto vedere anche quando l’occhio umano e i radar tradizionali faticano.
Si tratta infatti di un apparato multispettrale, capace di catturare immagini nitide a grande distanza grazie alla combinazione di diversi sensori, inclusi quelli termici a onda media e corta. L’uso congiunto di più frequenze permette al sistema di “penetrare” attraverso disturbi come fumo, polvere o scarsa visibilità, vale a dire cioè attraverso situazioni tipiche delle operazioni all’alba e al tramonto, quando molti droni, per ragioni tattiche, preferiscono muoversi.
Merops non si limita a osservare: orienta l’operatore, individua l’oggetto, lo segue e può perfino guidare l’ingaggio. Si tratta di un vantaggio tecnico ed economico non da poco, come ha spiegato il colonnello Mark McLellan, del comando terrestre della Nato, che infatti ha dichiarato: “Merops offre un rilevamento estremamente accurato ed è in grado di prendere di mira i droni e abbatterli a costi contenuti. Molto più economico che far decollare un F-35 con un missile”.
Oltre a Polonia e Romania, anche la Danimarca ha deciso di adottarlo, realizzando così una scelta che conferma l’interesse crescente di vari Paesi dell’Alleanza Atlantica verso sistemi anti-drone più leggeri, rapidi e sostenibili rispetto ai metodi tradizionali di difesa aerea.
La spinta verso sistemi come Merops nasce da un dato che sta cambiando la geografia e l’intensità della minaccia, quale il numero crescente di droni che sorvolano i cieli dei Paesi NATO confinanti con l’Ucraina.
A inizio settembre una ventina di droni russi avevano attraversato lo spazio aereo polacco. Successivamente, in Romania, un altro episodio ha creato un effetto domino.
Non sempre è possibile attribuire con certezza l’origine dei velivoli né la volontarietà del sorvolo, ma la dinamica è chiara e inequivocabile: maggiore intensità delle operazioni nel Mar Nero e maggiore rischio di effetti collaterali sui Paesi vicini. Occorre inoltre non dimenticare che, quando si parla di cielo, la distanza tra “incidente” e “provocazione” può essere sottile, e le conseguenze spesso sono tragiche.
Da qui la decisione di Varsavia e Bucarest di rafforzare il proprio tratto di frontiera che, non a caso, Mosca continua a osservare con attenzione, dotandosi di sistemi più rapidi, flessibili e in grado di operare in contesti in cui i droni rappresentano una minaccia di primo livello, sia per scopi militari sia come strumenti di ricognizione.
È evidente come Merops non sia un’arma risolutiva, ma un semplice tassello di una nuova generazione di sistemi anti-drone, meno costosi e più intelligenti, magari prodromica al sistema integrato di difesa europea.
Ad ogni modo, questa vicenda racconta una tendenza sempre più evidente: la sicurezza europea, dopo il 2022, non si gioca solo nei cieli alti delle forze aeree, ma anche e soprattutto a bassa quota, dove piccoli velivoli possono creare problemi enormi.
Per Polonia e Romania adottare questo sistema significa inviare un messaggio chiaro: rafforzare e armare il confine orientale per dissuadere gli uomini di Putin, come affermano anche alcune fonti NATO. Per l’Alleanza si tratta di un passo ulteriore verso un modello di difesa in cui tecnologie agili, veloci e economiche diventano centrali quanto i grandi sistemi d’arma.
Il cielo chiaramente resta lo stesso, ma a sorvegliarlo adesso c’è un occhio nuovo, e speriamo che sia molto più difficile da ingannare.




