Kazakistan entra negli accordi di Abramo
Il Kazakistan si è ufficialmente impegnato ad aderire agli Accordi di Abramo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ampliato gli accordi ottenendo l’impegno del presidente Kassym-Jomart Tokayev a firmare l’accordo durante una telefonata tra i due leader e il primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. La telefonata è avvenuta nello Studio Ovale in occasione del vertice C5+1, che vede la partecipazione dei leader di Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno inoltre finalizzato un accordo da 1,1 miliardi di dollari che concede a un’azienda americana i diritti per lo sviluppo dei giacimenti minerari critici del Kazakistan. Durante il vertice del C5+1 a Washington, Trump ha compiuto il gesto invitando il presidente Tokayev a partecipare a una telefonata con Netanyahu per ribadire l’intenzione del Kazakistan di aderire all’iniziativa.
Cosa sono gli Accordi di Abramo? Nel corso del 2020, la diplomazia internazionale ha assistito allo sviluppo degli Accordi di Abramo, una serie di intese che hanno sancito la normalizzazione delle relazioni tra Israele e un gruppo di Paesi arabi composto da Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco. Questi accordi sono stati mediati dagli Stati Uniti, durante la prima presidenza di Donald Trump: la prima intesa è stata raggiunta ad agosto 2020 tra Israele e gli Emirati, seguita il 15 settembre dallo storico incontro alla Casa Bianca, dove Israele ha firmato accordi separati con Abu Dhabi e con il Bahrein. Successivamente, a ottobre, anche il Sudan ha annunciato la normalizzazione dei rapporti con Israele, sebbene l’accordo non sia stato formalmente ratificato. Infine, a dicembre, si è unito anche il Marocco, ottenendo in cambio il riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sua sovranità sul Sahara Occidentale.
L’obiettivo degli Accordi di Abramo era di promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente, stimolando la cooperazione in vari settori, tra cui economia, tecnologia, energia, turismo e sicurezza. In effetti, ci sono stati significativi benefici per i Paesi firmatari: gli Emirati Arabi Uniti, per esempio, hanno ottenuto l’accesso a tecnologie avanzate israeliane nei settori della cybersecurity e dell’agritecnologia, mentre Israele ha beneficiato di investimenti e opportunità di cooperazione economica con i Paesi arabi. Inoltre, sono stati avviati progetti comuni in ambito energetico e infrastrutturale, mentre la cooperazione a livello di sicurezza è stata potenziata, con particolare attenzione alla minaccia rappresentata dall’Iran. Israele e gli Emirati hanno collaborato su intelligence e difesa, mentre il Bahrein ha partecipato a iniziative congiunte per contrastare attività destabilizzanti nella regione.
Secondo gli esperti, la decisione del Kazakistan segna un cambiamento diplomatico cruciale, mentre l’Asia centrale continua a bilanciare i suoi legami con la Cina e la Russia. Miras Zhiyenbayev, consigliere del presidente per gli Affari Internazionali dell’Università Maqsut Narikbayev, ha commentato il significato della mossa. “Se firmiamo qualcosa, creiamo un quadro speciale per un contesto più ampio; diversi Paesi in tutto il mondo si uniscono all’iniziativa”, ha detto Zhiyenbayev. “Molte novità sono in arrivo dopo questa storica chiamata, ma il vero contenuto di questi accordi per il Kazakistan si realizzerà molto presto”.
Il presidente kazako ha anche espresso il suo sostegno alle iniziative di pace del presidente degli Stati Uniti, tra cui la Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), un corridoio infrastrutturale che attraversa l’Armenia meridionale e collega l’Azerbaigian continentale con il Nakhchivan. Il presidente Tokayev ha commentato il progetto come un contributo all’ulteriore sviluppo del Corridoio di Mezzo. È previsto che la Via di trasporto internazionale transcaspica, che collega il commercio tra la Cina e l’Europa aggirando la Russia, sia collegata al TRIPP, potenzialmente aumentando i volumi di commercio e alleggerendo le strozzature logistiche.
Durante il vertice, gli Stati Uniti hanno anche firmato un accordo da 1,1 miliardi di dollari con il Kazakistan per lo sviluppo dei più grandi giacimenti di tungsteno non sfruttati al mondo, assegnando a una società statunitense una quota di maggioranza nella joint venture. Secondo Washington, la partnership come un passo significativo verso la sicurezza dei minerali critici. Il Kazakistan fornisce già un quarto del fabbisogno americano di uranio. Gli Stati Uniti rimangono il principale investitore del Kazakistan, con investimenti cumulativi di oltre 100 miliardi di dollari, circa l’80% di tutti gli investimenti esteri in Asia centrale. Il commercio bilaterale è quasi raddoppiato, raggiungendo i 5 miliardi di dollari, e più di 600 aziende americane operano ora in Kazakistan.
In occasione dell’adesione del Kazakistan agli Accordi, il 18 novembre è prevista una visita del principe ereditario e premier saudita, Mohammed bin Salman (MbS), a Washington, per il suo primo viaggio ufficiale negli Stati Uniti dal 2018. La visita, annunciata lunedì dalla Casa Bianca, segna un punto di svolta nei rapporti bilaterali, logorati dopo l’uccisione di Jamal Khashoggi e rimasti tesi durante l’amministrazione Biden. Sul piano diplomatico, la Casa Bianca punta a rilanciare la normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele nell’ambito degli Accordi di Abramo. Bin Salman, tuttavia, continua a vincolare ogni progresso a un percorso credibile verso la creazione di uno Stato palestinese, rendendo improbabile un annuncio immediato per ragioni di interesse interno: sebbene parte del suo stesso interesse strategico, il leader non può esporsi eccessivamente per via della necessità di evitare di sensibilizzare troppo la collettività saudita.




