Trump e Mamdani sono davvero così diversi?
Gli elettori di New York hanno parlato, scegliendo l’arcinemico di Trump come sindaco.
Zohran Mamdani ormai lo abbiamo conosciuto: 34 anni, nato in Uganda, musulmano, immigrato e socialista democratico — così si è autodefinito nel discorso successivo alla vittoria, tenutosi in un teatro a Brooklyn. Questo nuovo volto, una red apple per citare il New Yorker, si è portato a casa il 50,39% dei voti, grazie alla dedizione di 104.000 giovani volontari, che con il loro porta a porta e 4,4 milioni di telefonate hanno diffuso la voce di Mamdani.
È incredibile come il nuovo sindaco di New York sia l’esatto opposto di Trump, la sua perfetta nemesi. Opposto sotto ogni aspetto: etnico, religioso, politico, sociale.
Se da un lato abbiamo un tycoon con il cappellino rosso che grida «Make America Great Again», che taglia i buoni pasto ai bisognosi e i fondi alle università che non lo sostengono, dall’altro abbiamo Mamdani, che gli punta il dito contro chiamandolo despota e lo invita ad alzare il volume, per sentire meglio ciò che ha da dirgli in tv.

Parlando di Trump, Mamdani ha usato poi termini come sconfiggere, quasi “mostrificando” il suo avversario, la cui dinastia politica che abbandona molti e risponde solo a pochi è stata ora rovesciata.
Il nuovo sindaco si presenta come immigrato pronto a guidare gli immigrati, la nuova generazione di newyorkesi, e promette: «Lotteremo per voi perché siamo voi».
Rovesciare, conquistare, lotta, democrazia, noi. Il vocabolario usato da Mamdani appartiene alla sinistra.
Al che Trump, ferito, risponde: «È un comunista, odiatore degli ebrei. Distruggerà New York», e poi: «Io non ero sulla scheda». Come a dire “se ci fossi stato, avrei sicuramente conquistato la città”.
Ma è davvero così? O forse nella Grande Mela ha veramente iniziato a tirare un vento di cambiamento?
C’è qualcosa che va sottolineato, aldilà dell’euforia generale per il nuovo sindaco: nonostante il contenuto dei suoi discorsi sia completamente opposto rispetto a Trump, il tono usato dai due è lo stesso. Sia il repubblicano ottuso Trump che il fresco e progressista Mamdani parlano infatti in maniera decisa, inequivocabile e aspra della politica che promettono e di quella dell’avversario.
Due visioni inconciliabili, ma che arrivano con la stessa ferocia.
In altre parole, in Usa ci sono ora due voci estreme, orientate alla propria fetta di popolo, e decise a prendersi a testate.




