Payerne si prepara al decollo degli F‑35: una base aerea in trasformazione
Nel cuore della pianura vodese, tra campi coltivati e piccoli comuni, c’è un luogo che sta cambiando pelle in silenzio: la base aerea militare di Payerne. Qui, dove già decollano quotidianamente gli F/A‑18 dell’esercito svizzero, è in corso una trasformazione profonda. L’obiettivo? Prepararsi all’arrivo degli F‑35A, i caccia stealth di quinta generazione che la Confederazione ha deciso di acquistare dagli Stati Uniti nell’ambito del discusso programma “Air2030”. La decisione di modernizzare la base non è nuova, ma ora entra nel vivo. Armasuisse, l’agenzia federale responsabile degli armamenti, ha annunciato che i primi cantieri partiranno nel 2025. I lavori si preannunciano ampi: nuovi edifici, nuovi hangar, simulatori di volo all’avanguardia, impianti energetici moderni. Un progetto da centinaia di milioni di franchi, che non riguarda solo la logistica militare, ma anche l’economia locale, la sostenibilità ambientale e persino la qualità della vita dei residenti. Per i comuni della regione, il progetto è una sfida tanto quanto un’opportunità. Da una parte, l’arrivo degli F‑35 significa più rumore, più traffico aereo, più movimento attorno alla base. Le preoccupazioni dei cittadini non sono state ignorate: dopo mesi di trattative, il Dipartimento della difesa ha raggiunto un accordo con le autorità locali. I voli saranno limitati a 4.200 movimenti annui, meno della metà di oggi, e saranno banditi il lunedì mattina e il venerdì pomeriggio, per proteggere i momenti chiave della settimana lavorativa e familiare. Dall’altra parte, però, l’indotto economico è reale: si parla di circa 40 nuovi posti di lavoro solo per la gestione delle infrastrutture, senza contare l’indotto per le imprese della regione. È anche previsto un centro d’innovazione “duale” (civile e militare) per la ricerca tecnologica, che potrebbe diventare un punto di riferimento oltre i confini della Svizzera. Ma il progetto non è esente da ombre. Nelle scorse settimane è emersa una questione spinosa: gli Stati Uniti avrebbero rifiutato di fissare un prezzo definitivo per i 36 F‑35 destinati alla Svizzera, lasciando aperta la porta a possibili aumenti di costo. Si parla di una differenza che potrebbe sfiorare il miliardo di franchi in più rispetto ai 6 miliardi previsti inizialmente. Un campanello d’allarme che ha fatto storcere il naso a più di un parlamentare a Berna, già poco convinto della necessità di acquistare proprio questo modello di caccia. Nonostante tutto, l’agenda resta invariata. I primi F‑35 dovrebbero arrivare nel 2027, con piena operatività prevista entro il 2030. A quel punto, gli attuali F/A‑18 andranno in pensione, e con essi anche l’era di una difesa aerea “analogica”. Payerne diventerà il cuore pulsante della nuova strategia svizzera: meno aerei, ma più tecnologici; meno basi operative, ma più efficienti e connesse a livello digitale. Il futuro dell’aviazione militare elvetica, insomma, passerà da qui: da un aerodromo immerso nella campagna vodese, che in silenzio – ma non troppo – si sta trasformando in una delle infrastrutture chiave della sicurezza nazionale. E intorno, una popolazione che osserva, partecipa, si interroga. Perché anche se non si tratta di guerra, quello in corso è pur sempre un cambiamento che tocca il territorio, l’identità e la quotidianità di chi vive accanto al ronzio – sempre più sofisticato – dei jet militari svizzeri.




