Gilet Gialli in Francia: storia, manifestazioni e declino del movimento di protesta popolare
I “Gilet Gialli” rappresentano un fenomeno importante nella storia delle proteste in Francia degli ultimi anni. Il movimento francese ha spesso fatto parlare di sé, nei giornali nazionali e non, per le loro manifestazioni. Ma come sono nati? E per cosa protestano?
La storia del movimento dei Gilet Gialli
I Gilet Gialli sono un movimento di protesta sociale nato nel 2018. La loro origine viene dal basso ed è del tutto spontanea, formandosi principalmente attraverso i social network. Tutto inizia il 17 novembre 2018, quando un gruppo di persone si organizza per protestare contro l’aumento del carburante e delle tasse ambientali.
La loro ragione principale è portare consapevolezza su come questo aumento possa penalizzare le classi medie della società francese, soprattutto nelle aree rurali. Ed è così che alcuni manifestanti si riuniscono per protestare, identificandosi con il giubbotto catarifrangente, come simbolo per dare visibilità alle persone comuni. Da qui il gruppo di manifestanti prenderà il nome di Gilet Gialli.

Foto: AFP
Nonostante la motivazione iniziale dell’aumento del carburante, il movimento di protesta francese ha manifestato per un malessere più profondo ed ampio, come le disuguaglianze economiche crescenti e la sfiducia verso l’élite politiche e le istituzioni. In poche parole, i Gilet Gialli davano voce all’insoddisfazione del ceto medio sulle questioni politiche, economiche e sociali.
L’impatto dei Gilet Gialli in Francia
I manifestanti dei Gilet Gialli durante le loro proteste hanno fatto parte delle prime pagine di molti quotidiani francesi ed internazionali. Ogni sabato, con cadenza settimanale, le loro manifestazioni venivano nominate in “Atti”. Sono proprio i Gilet Gialli ad averle chiamate così, quasi ad accostare a capitoli di un’opera teatrale.
L’Atto I inizia proprio il 17 novembre 2018, giorno in cui i Gilet Gialli “entrano in scena” per la prima volta, ufficializzando il loro movimento nell’opinione pubblica. Circa 300.000 persone in tutta la Francia partecipano alla manifestazione pacifica, con blocchi su caselli autostradali, rotonde ed incroci. È qui che nasce l’identità collettiva dei Gilet Gialli.
L’Atto II arriva dopo una settimana dal primo, precisamente il 24 novembre 2018. Circa 106.000 manifestanti prendono parte alle proteste, in cui ci sono alcuni episodi di violenza, anche trasmesse in tv. Il movimento si radicalizza e il governo prende una posizione: il Presidente Macron esprime pubblicamente il suo dissenso, definendo l’accaduto come una “vergogna nazionale”.
Da questo momento in poi, ogni sabato i Gilet Gialli si riuniranno per oltre 60 settimane per protestare e portare voce al dissenso sociale della classe media. Tante le violenze e i morti durante le proteste che hanno avuto un forte impatto mediatico.

Foto: KEYSTONE/AP/CHRISTOPHE ENA
I Gilet Gialli hanno portato alla luce molti problemi, spesso rimasti ignorati dalle istituzioni. Macron ha inizialmente ignorato e poi represso le proteste. Vista la loro rilevanza mediatica e popolare, il governo ha ceduto ad alcune richieste come la sospensione della tassa sul carburante, l’aumento del salario minimo (di circa 100 euro) e il lancio del “Grand Débat National” dibattito pubblico in tutto il Paese.
I Gilet Gialli non hanno dichiarato ufficialmente un loro scioglimento, ma con l’arrivo della pandemia le loro attività e manifestazioni sono notevolmente diminuite. Nel tempo il loro gruppo si è ridotto, continuando in piccolo con simboliche azioni sociali e attivismo online. Nonostante il loro declino, i Gilet Gialli rappresentano ancora oggi un simbolo di protesta popolare in Francia e nel mondo.




