La Turchia chiude porti e spazio aereo a Israele. Il motivo ufficiale è Gaza, quello ufficioso la Siria.
Dopo quasi un anno di stop ai rapporti commerciali, ora arriva la chiusura allo spazio aereo e ai porti. La settimana scorsa il governo di Ankara, per bocca del ministro degli esteri turco Hakan Fidan (ex numero uno dei servizi segreti turchi) ha disposto la chiusura totale ad aerei e navi israeliani nei cieli e nei porti turchi. La stessa Turkish Airlines ha sospeso con effetto immediato tutti i voli per Tel Aviv e il governo turco ha precisato che la misura non si applica solo ai mezzi battenti bandiera israeliana ma a qualsiasi mezzo anche solo riconducibile a Israele.
Le ragioni ufficiali di tale blocco sono note: il genocidio in corso nella striscia di Gaza. “Con il sostegno incondizionato degli Stati Uniti, Israele continua a commettere crimini di guerra”. Con questa nota il governo di Recep Tayyip Erdogan continua da mesi ad incalzare il governo israeliano accusandolo di terrorismo di stato e opponendosi a qualsiasi soluzione che comporti il trasferimento forzato della popolazione di Gaza fuori dalla sua terra: “Gli sconsiderati attacchi di Israele a Gaza, Libano, Yemen, Siria, Iran sono il segno più chiaro di una mentalità di stato terroristico che sfida l’ordine internazionale”. Dichiarazioni che appaiono indirizzate anche a Donald Trump e al governo degli Stati Uniti, alleati verso i quali la Turchia da almeno un decennio rivendica una certa autonomia in politica estera pur essendo un membro NATO.
La replica del governo israeliano è arrivata a mezzo di tweet da parte di uno dei ministri più inaccettabili e irricevibili nella storia dell’umanità: Itamar Ben Gvir. Lo stesso ministro che incitava a sparare anche ai bambini palestinesi e lo stesso che si è rivolto ai membri della coraggiosa spedizione Global Sumud Flotilla dicendo: “li tratteremo come terroristi”. Con il suo Tweet che raffigurava un vecchio incontro tra Erdogan e l’ex leader di Hamas Ismail Haniyeh (assassinato lo scorso anno da un attacco missilistico israeliano) ha paragonato l’intera Turchia ad Hamas. Una risposta francamente poco efficace dato che anche i muri sono a conoscenza del fatto che per decenni il governo di Erdogan ha direttamente finanziato il gruppo armato palestinese pur intrattenendo allo stesso tempo ottimi rapporti con Israele, ma evidentemente all’epoca questo non era un problema.
L’opinione pubblica turca è per la stragrande maggioranza schierata a favore del popolo palestinese e questo certamente è un fattore di coesione interna che ha portato il governo ad intraprendere misure molto concrete contro il genocidio in atto ma c’è anche una ragione molto più prosaica e meno nobile. La Turchia è un impero, o almeno aspira a ritornare tale e le sue ambizioni geopolitiche sulla Siria dopo la caduta di Bashar Al-Assad stanno entrando rapidamente in collisione con quelle israeliane. La Turchia ha avuto un ruolo fondamentale del destabilizzare la Siria fin dal 2011 fornendo supporto armato e finanziario ai gruppi armati dissidenti contro Assad e ostacolando qualunque iniziativa dei gruppi armati curdi (PKK e YPG) che erano in lotta contro l’ISIS. Tutto ciò corrispondeva al disegno ben preciso di garantirsi una sfera di influenza in caso di caduta del regime siriano. Una volta che ciò è avvenuto, ovvero nello scorso dicembre, si sono però trovati di fronte il disegno espansionista del “Grande Israele”. Alcuni osservatori ipotizzano una sorta di accordo sottobanco tra Turchia e Israele per fare fuori Assad ma comunque sia, una volta eliminato il leader, la Siria rimane comunque una sola. Il disegno del fondamentalismo sionista, incarnato appunto da Ben Gvir ma anche da Smotrich e avallato ufficialmente dallo stesso Netanyahu, dalla maggioranza dell’apparato militare e dalla totalità del sionismo sia laico che religioso, prevede di insediare inizialmente ulteriori coloni illegali nel sud della Siria e nel sud del Libano per poi debordare ed annettere la maggior parte degli stati confinanti tra cui appunto, la Siria. Dalla caduta di Assad le forze armate israeliane hanno di fatto invaso la Siria occupando una piccola striscia nella zona demilitarizzata oltre le Alture del Golan (che già occupano illegalmente dal 1967), zona demilitarizzata sotto precisa disposizione dell’ONU che Israele ha unilateralmente invaso da dicembre 2024 “a tempo indeterminato”.
Ne consegue che il disegno geopolitico messianico israeliano non può che entrare in conflitto con le mire imperialiste neo-ottomane della Turchia. Nella sua ottica, Erdogan ha speso troppo tempo e risorse per vedere evaporati i suoi sforzi di più di un decennio per vederseli “scippare” da Israele. In un ipotetico scontro tra i due paesi certamente da non augurarsi, la Turchia sovrasterebbe Israele sia in termini di mezzi che in termini numerici di uomini avendo una popolazione di 85 milioni di persone contro i 9 di Israele. Quindi cosa c’è di meglio dal suo punto di vista di unire l’utile al dilettevole? L’utile di impedire che Israele si mangi la Siria e il dilettevole di porsi come baluardo contro il genocidio in corso nella striscia di Gaza.




