La Francia lascia il Senegal: fine di una presenza militare lunga oltre sessant’anni
In quello che sembrava essere un qualsiasi caldo giovedì di luglio, la base militare di Camp Geille, nel centro di Dakar, è stata restituita alle autorità senegalesi, chiudendo così un capitolo di storia durato oltre sei decenni nell’indifferenza generale.
Con la restituzione, il contingente francese ha ufficialmente avviato il proprio rientro in patria, sancendo la fine della presenza militare gallica in Senegal.
Circa 350 soldati sono ancora dislocati nella struttura, la più grande del Paese, ma è previsto che questi abbandonino progressivamente il territorio senegalese entro i prossimi tre mesi. L’esercito francese era presente nello Stato africano fin dal 1960, anno in cui il Senegal conquistò l’indipendenza grazie a un accordo bilaterale di cooperazione militare.
Il ritiro era cominciato già a marzo, e rappresenta l’ultimo tassello di una strategia più ampia che ha visto la Francia disimpegnarsi progressivamente da numerosi paesi dell’Africa occidentale e centrale. A partire dal 2022, Parigi ha inoltre ritirato le sue truppe anche da Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad e Costa d’Avorio, mentre in Gabon la precedente base francese è stata riconvertita in un centro di addestramento gestito congiuntamente dai due Stati.
La progressiva uscita francese dal continente riflette una realtà in evoluzione: la storica influenza di Parigi nel Sahel e nell’Africa subsahariana si sta progressivamente – e finalmente, verrebbe da dire – erodendo. Si tratta dell’epilogo di una presenza che affondava le sue radici in un passato coloniale pesante e controverso, e che ora sembra lasciare spazio a nuove dinamiche regionali e internazionali libere e sovrane.
Forse è troppo presto per cantare vittoria, infatti restano comunque ancora operative delle sparute presenze militari francesi, come in Gibuti.
Ad ogni modo il disimpegno complessivo segna comunque un momento di svolta tanto simbolico quanto sostanziale, in una regione che per decenni ha vissuto sotto l’ombra dell’opprimente tutela francese.




