GERD: la diga del Rinascimento etiope
Prende il via quello che ha tutte le carte per essere definito dalla storia come il Rinascimento etiope: arriva infatti l’annuncio del Primo Ministro Abiy Ahmed circa il completamento della più grande diga che abbia incontrato le acque africane, nonché tra le prime venti dighe al mondo: la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), colosso idroelettrico che si prepara a riscrivere gli equilibri economico-politci del Nord Africa. La diga sorge sul Nilo Azzurro, a circa 30km dal confine con il Sudan, nella cui capitale -Khartum- si unisce al Nilo Bianco per dar vita al meglio noto Nilo, sino allo sfocio nel Mediterraneo, tra Alessandria e Porto Said. Un investimento di circa 4 miliardi di euro, iniziato nel 2011 ed ormai prossimo alla inaugurazione, attesa per settembre. Già dal 2022 era iniziata la produzione di elettricità, ma il completamento dell’opera fornirà all’Etiopia circa 5 gigawatt di energia elettrica, più del doppio della produzione attuale dell’intero Paese. Questo aspetto si pone in termini di assoluta rilevanza, se si considera che la popolazione stimata del Paese africano oscilla oggi attorno ai 130 milioni di abitanti, la metà dei quali si ritrova senza accesso all’elettricità. Si tratta del secondo Paese più popoloso dell’Africa, con uno sviluppo demografico in costante accelerazione, che potrebbe trovare in questa opera un adeguato contrappeso per bilanciare le esigenze di una popolazione in larga parte costretta all’indigenza. Stiamo parlando di una pietra miliare nella storia delle infrastrutture e dello sviluppo economico del Paese, vedendo un’estensione di 1,8 km ed un’altezza di 145 metri, oltre alla capienza di 74 miliardi di metri cubi di acqua. Un’opera che cambia radicalmente la posizione dell’Etiopia nella scacchiera africana, in particolare nei rapporti di forza con Egitto e Sudan. Se, infatti, Addis Abeba si mostra entusiasta per questa svolta storica, di tutt’altro avviso Il Cairo e Khartum, preoccupate per i risvolti potenzialmente disastrosi per i due Paesi che vedrebbero centellinata la possibilità di attingere alla risorsa idrica del Nilo. Le due situazioni sono molto diverse, stante la guerra civile che tiene occupato il Sudan, e dunque meno attento e più propenso ad ulteriori accordi con l’Etiopia; per l’Egitto invece il boccone sembra essere ancora più amaro, considerando che il terreno del Paese è prevalentemente desertico ed i principali centri abitati sorgono lungo il Nilo; basti pensare che il 97% dell’approvvigionamento idrico del Paese proviene infatti proprio dal Nilo. I negoziati vanno avanti da anni, tra momenti di illusoria conciliazione, seguiti da stasi pluriennali. A rassicurare Il Cairo ancora il Primo Ministro etiope Abiy , che ha riconosciuto come “Addis Ababa è disposta a impegnarsi in modo costruttivo“, affermando che il progetto “non verrà realizzato a spese né dell’Egitto né del Sudan. Crediamo nel progresso condiviso, nell’energia condivisa e nell’acqua condivisa“, e soprattutto, in uno slancio unitario di solidarietà, “La prosperità di uno deve significare la prosperità di tutti “. Che sia il principio di una leale e proficua collaborazione, o solo un diversivo per uno sfruttamento intensivo della imponente risorsa idrica, non ci è, allo stato dei fatti, dato saperlo; rimane comunque uno scenario assolutamente delicato, i cui effetti non tarderanno a propagarsi, in declinazione positiva e negativa, sulle popolazioni del Nord Africa, purtroppo ancora in lotta per la ricerca di una stabilità sociale, politica ed economica.




