Reza Pahlavi, erede dello Scià, si dice pronto per il cambio di regime in Iran
Il principe Reza Pahlavi, erede dell’ultimo Scià, Mohammad Reza Pahlavi, ha annunciato (da Parigi) che in Iran lo “cercano per governare”. A tal proposito, evoca il cambiamento, affermando che “sta crollando il nostro muro di Berlino”, e si dichiara pronto a tornare a Teheran.
La nota discordante? Le sue amicizie.
1979, la fuga dei Pahlavi dall’Iran
Reza Pahlavi aveva solo 18 anni quando, il 16 gennaio 1979, lasciò l’Iran, a bordo del Boeing 707 imperiale pilotato da suo padre, l’ultimo Scià, e insieme alla madre Farah Diba e i tre fratelli.
Nessuna vacanza: era il giorno della vittoria della rivoluzione islamista e i Pahlavi, considerati amici degli occidentali, stavano fuggendo — nessuno venne a salvarli, come era invece accaduto dopo la fuga nel 1953, grazie al colpo di Stato della Cia e degli inglesi.
Nel 1979, la famiglia si rifugiò ad Assuan, in Egitto. Nel frattempo, l’imam Khomeini preparava l’ultimo assalto al potere, dalla Francia. Il suo rientro trionfale avvenne il 1 febbraio 1979.
Un ritorno immaginabile?
Per ora il rientro di Pahlavi in Iran è importabile, soprattutto senza l’appoggio delle autorità francesi. Per di più, le dichiarazioni di Pahlavi stonano con la linea prevalente europea, che punta alla de-escalation. Sui media americani ha usato l’espressione “Make Iran Great Again”, citando il motto di Donald Trump. Pahlavi è infatti considerato un grande amico del presidente Usa e di Benjamin Netanyahu: gli stessi leader che stanno attaccando il suo paese.
“Non dobbiamo offrire una nuova àncora di salvezza al potere corrotto e sanguinario degli ayatollah: è il momento della sollevazione finale e della transizione democratica”, ha dichiarato.Ha poi aggiunto: “L’eliminazione totale di questo regime teocratico è la sola opzione possibile. Altrimenti nessun popolo è al sicuro, a Washington, Parigi, Gerusalemme o Teheran”.
Ma Pahlavi è l’erede di quello stesso Scià repressore dell’opposizione e che usava la polizia segreta Savak per difendere il proprio potere.
L’esito di un potenziale ritorno non è ancora chiaro, ma Pahlavi si mostra sicuro di sé: “Mi metto al servizio del popolo per un nuovo Iran democratico”.




