Soldati ucraini fanno esplodere il Ponte di Kerch: uno sfregio alla Crimea russa
Ieri notte, 3 giugno 2025, il Servizio di Sicurezza Ucraina (SBU) ha posizionato delle bombe per la terza volta dall’inizio del conflitto russo-ucraino sotto il Ponte di Kerch, in Crimea. L’attacco non è una conseguenza di una mera rappresaglia, è un offesa mirata al Presidente Vladimir Putin.
L’operazione è stata rivendicata da Vasyl Malyuk su Telegram, capo dell’SBU. “Dio ama la Trinità e l’SBU porta sempre a termine ciò che ha concepito e non si ripete mai” dopo l’operazione .” In precedenza avevamo colpito il Ponte di Crimea due volte nel 2022 e nel 2023”. L’8 ottobre 2022 un camion esplose sul ponte scatenando un incendio e nel luglio 2023 due campate vennero distrutte.
La furia per gli accordi di Istanbul
La scelta di attaccare nuovamente la struttura di collegamento è una risposta dell’esecutivo ucraino dopo l’ultimo giro di negoziazioni a Istanbul. Il Presidente Zelensky accusa Mosca di non voler realmente raggiungere un accordo con Kiev, vista l’assenza di miglioramenti nelle trattative, eccetto il concordato scambio di 6mila corpi di soldati.
Il 2 giugno, il negoziatore russo Vladimir Medinsky ha presentato un memorandum con condizioni immutate rispetto a tutte le altre negoziazioni precedenti. Il ministro della difesa ucraino Rustem Umerov, analizzerà per almeno una settimana il memorandum prima di dare una risposta.
Il documento non è stato pubblicato integralmente, però resta improbabile l’approvazione del governo ucraino. Le richieste principali continuano ad essere l’immediato ritiro delle forze ucraine, il riconoscimento territoriale internazionale delle conquiste russe attuali, insieme a quello della lingua russa in quest’ultime aree. Mosca è inamovibile sulle perdite territoriali con l’Ucraina.
Il ponte di Kerch, specchio dell’orgoglio russo
Era un’infrastruttura imponente, il ponte più lungo della Russia e dell’Europa intera. Ben 18,1 chilometri. Attraversando lo stretto di Kerch, il ponte è diviso fra la Russia e la Crimea contesa, ormai proprietà di Mosca da undici anni. Inaugurato orgogliosamente dalla federazione il 15 maggio 2018: “Tutta tecnologia russa” (Il Fatto Quotidiano).
Il governo russo ne teneva cura senza badare a spese, hanno investito 3,7 miliardi in soluzioni ingegneristiche per preservarlo dalle potenti correnti dello stretto di Kerch. L’entità dei danni al passaggio sopraelevato non è ancora chiara e il ponte ferroviario, che trasporta merci che potrebbero includere veicoli e attrezzature militari, sembra non essere stato interessato.
Per il regime russo era indispensabile il controllo ponte di Kerch su un aspetto strategico-militare. Era il corridoio per gli uomini e i mezzi che dalla Russia vanno in Crimea, essenziale per l’arrivo in Russia di derrate alimentari e beni di prima necessità.
Fino ad ora, il Cremlino non ha annunciato una risposta ufficiale.
Nel frattempo, l’infrastruttura chiave e orgoglio dello spirito russo, resta ancora una volta sotto assedio. E con lui, le sembianze di stabilità nel Mar Nero.



