Secondo round di trattative dirette per la Russia e l’Ucraina.
Nella giornata di ieri, mentre l’Italia festeggiava la festa della Repubblica, in Turchia le delegazioni russa e ucraina si sono incontrate nuovamente per un secondo round di negoziati diretti. Al centro del confronto, la possibilità di un cessate il fuoco e l’avvio di un percorso diplomatico più solido e strutturato.
Un solo protagonista: il memorandum russo.
Che i russi fossero presenti non era affatto scontato. Reduce dagli attacchi contro aeroporti militari e treni civili da parte delle forze di Kiev, l’establishment politico e mediatico russo aveva già declassato questo secondo giro di colloqui a un semplice scambio di memorandum, privo di reali prospettive. E, di fatto, così è stato. L’incontro, durato poco più di un’ora, è servito principalmente a presentare il “nuovo” memorandum russo. Nuovo si fa per dire. L’architrave sulla quale dovrebbe sorgere un vero processo di pace, sembra, per ora, esser uguale a quello precedente.
Il memorandum russo non lascia alcun spiraglio per una fine rapida del conflitto. Sono due le possibili opzioni avanzate dal Cremlino per un cessate il fuoco in Ucraina.
La prima, che guarda ad un cessate il fuoco temporaneo prevede la revoca della legge marziale in Ucraina e la smobilitazione delle truppe, nonché il ritiro completo dell’esercito di Kiev dalle regioni parzialmente occupate dalla Russia, dettaglio questo che sottolinea la volontà di completare la loro annessione sul campo anziché quella di fermarsi all’attuale linea del fronte.
La seconda opzione, più ambiziosa e finalizzata a una pace definitiva, include la ripresa delle relazioni commerciali, in particolare il transito del gas russo attraverso il territorio ucraino. A ciò si aggiungono le richieste storiche di Mosca: neutralità permanente dell’Ucraina, divieto assoluto di attività militari da parte di Paesi terzi, cessazione immediata delle forniture militari occidentali, limiti quantitativi all’esercito regolare ucraino e conferma dello status di nazione non dotata di armi nucleari. Prendere una delle due proposte, o lasciare che la guerra continui. Sembra esser questa la via scelta dalla russia di Putin.
Un piccolo risultato concreto
Uno dei pochi punti concreti emersi dal vertice riguarda l’accordo raggiunto tra le parti per un nuovo scambio di prigionieri e per la restituzione dei corpi dei soldati caduti. «Le delegazioni ucraina e russa hanno concordato lo scambio e la restituzione dei corpi di seimila soldati ciascuno», ha spiegato il ministro Umerov. È previsto inoltre il rilascio di tutti i prigionieri gravemente malati e di quelli con meno di 25 anni. Anche nel primo round di colloqui, svoltosi il 18 maggio, le due delegazioni avevano raggiunto un’intesa su uno scambio: mille prigionieri in totale.
Questioni delicate
Oltre ai temi strettamente militari e geopolitici, durante l’incontro si è tornati anche su una delle questioni più delicate del conflitto: quella dei bambini ucraini trasferiti in Russia. Kiev accusa Mosca di aver deportato illegalmente centinaia di minori dai territori occupati, mentre la controparte russa respinge le accuse parlando di “evacuazioni umanitarie”. Il ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov, ha confermato di aver consegnato alla parte russa una lista con i nomi di centinaia di bambini chiedendone la restituzione. “Anche il ritorno della metà di loro sarebbe un segnale positivo”, ha dichiarato Umerov. La Russia ha ammesso di aver ricevuto la lista, ma ha negato qualsiasi deportazione: “Nessuno li ha rapiti. Sono stati salvati dai nostri soldati”, ha affermato il negoziatore russo Vladimir Medinsky, promettendo la riconsegna qualora venissero individuati genitori o tutori legittimi. Secondo Mosca, 101 bambini sono già stati restituiti, mentre l’Ucraina avrebbe consegnato 22 minori russi. Medinsky ha accusato Kiev di strumentalizzare la questione per “commuovere l’opinione pubblica europea”.
Trump possibile mediatore?
Deluso dall’esito dell’incontro, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invocato l’intervento di Donald Trump. «Ci aspettiamo davvero che Trump adotti misure forti. Che sostenga le sanzioni per costringere la Russia a porre fine alla guerra, o almeno per arrivare a un primo passo: il cessate il fuoco», ha dichiarato. Da parte sua, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si è detto nuovamente disponibile a ospitare un futuro vertice trilaterale a Istanbul, che coinvolga, stavolta, non solo Putin e Zelensky, ma anche il presidente americano Donald Trump . Quest’ultimo, a sua volta, ha fatto sapere di essere aperto all’ipotesi di recarsi in Turchia per un incontro diretto con i due leader. «Il presidente è disponibile, qualora si arrivasse a questa fase, ma vuole che entrambe le parti siano disposte a sedersi realmente al tavolo dei negoziati», ha precisato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.
Per ora, resta da vedere quale sarà la risposta ufficiale di Kiev al memorandum presentato da Mosca. Le autorità ucraine hanno fatto sapere che analizzeranno attentamente i documenti ricevuti prima di esprimere un giudizio definitivo. Tuttavia, alla luce delle condizioni poste dal Cremlino, appare difficile immaginare una svolta immediata.




