Libia: L’uccisione di Abdel Ghani al-Kikli riaccende la violenza
Nella notte, le tensioni che da anni attraversano la politica interna libica sono tornate a farsi sentire. A seguito dell’uccisione del capo della milizia “Apparato di Supporto alla Stabilità”, Abdel Ghani al-Kikli, gli scontri armati hanno infiammato la capitale, riportando ancora una volta il paese sull’orlo della guerra civile.
Cosa è successo?
Nonostante i numerosi tentativi di riconciliare le fazioni interne, la Libia non è mai riuscita a raggiungere una vera stabilità. Interi gruppi miliziani, dietro un’apparente volontà di ordine, celano tensioni più profonde che, di tanto in tanto, sfociano in episodi di guerriglia urbana. È il caso di ieri: nella notte, infatti, Abdel Ghani al-Kikli è stato ucciso. A seguito della diffusione della notizia, scontri armati hanno scosso la capitale, trasformando interi quartieri in zone di guerriglia. A scontrarsi faccia faccia sono stati due gruppi miliziani, entrambi affiliati al governo: la 444esima Brigata da combattimento e l’apparato di supporto alla stabilità.
Chi era Al-Kikli e da chi è stato ucciso?
Abdel Ghani al-Kikli, noto come Ghaniwa, era, secondo Refugees in Libya, “uno dei comandanti di milizia più temuti dell’ovest della Libia”. Nonostante le accuse mosse da importanti organizzazioni internazionali per i diritti umani — che lo indicavano come responsabile di torture, sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali — era riuscito a ottenere una legittimazione istituzionale, assumendo il comando dell’”Apparato di Supporto alla Stabilità” (SSA), una milizia formalmente affiliata al Ministero dell’Interno del Governo di Unità Nazionale (GNU).
Le circostanze della sua morte, avvenuta nella notte scorsa, restano ancora poco chiare. Mentre alcune fonti sostengono che sia stato ucciso durante i combattimenti, colpito in un’azione diretta sul campo, altre parlano invece di un “tradimento”, insinuando che si sia trattato di un’imboscata o di un’operazione mirata, avvenuta prima che l’escalation militare si manifestasse apertamente nella capitale.
Ora in Libia
Durante la notte scorsa, i due gruppi armati si sono affrontati in uno scontro a fuoco che ha causato almeno sei vittime. Al momento, le autorità non hanno fornito dettagli ufficiali sugli eventi, limitandosi a fare riferimento a “tensioni crescenti”. Un post pubblicato su X nella notte dal governo recita: “Abbiamo ripreso il controllo della situazione”. Intanto, oggi scuole e università sono rimaste chiuse, mentre i voli in arrivo e in partenza dall’aeroporto di Mitiga sono stati evacuati e trasferiti all’aeroporto di Misurata.
Gli sviluppi della vicenda restano incerti. Mentre la comunità internazionale spera in una risoluzione del conflitto attraverso il dialogo, il governo centrale sembra incapace di controllare davvero le sue stesse forze armate. In questo contesto di instabilità, la Libia rischia di scivolare nuovamente in un vortice di violenze, con gravi ripercussioni sulla già fragile situazione regionale.




