La Romania torna alle urne: l’elettorato guarda ancora a destra
La Romania sembra ormai avvezza a recarsi alle urne. A soli sei mesi dall’ultima consultazione elettorale, i cittadini sono stati nuovamente chiamati a votare per eleggere il presidente che guiderà la nazione per i prossimi cinque anni. Ancora una volta, i risultati parlano chiaro: l’elettorato guarda a destra. Il 40,5% dei voti è andato al candidato euroscettico George Simion, che ha conquistato il primo posto. Al secondo posto, con il 20,9%, Nicușor Dan, attuale sindaco di Bucarest e figura di riferimento per l’area europeista, mentre al terzo posto, a meno di un punto percentuale, il candidato della coalizione di governo, Crin Antonescu.
l’ombra di Mosca sulla democrazia romena
Questa tornata elettorale arriva in un momento delicatissimo per la democrazia romena, reduce da una delle crisi politiche più gravi degli ultimi decenni. Le elezioni presidenziali di novembre erano state invalidate dalla Corte costituzionale, dopo che il candidato indipendente Călin Georgescu era risultato il vincitore. A seguito di un ricorso accolto dalla magistratura, l’intero processo elettorale è stato annullato. La motivazione? “i tentacoli di Mosca hanno creato il consenso”.
Un attacco alla democrazia che apre un precedente pericoloso. Giusta o sbagliata che sia stata la decisione, cancellare il risultato di un voto liberamente espresso dal popolo rappresenta una frattura profonda nel processo democratico e un precedente pericoloso. Risulta quindi evidente l’importanza cruciale delle elezioni di ieri: in gioco non soltanto il nome del futuro presidente, ma la democrazia stessa.
Simion in testa al primo turno
Il 50,3% dei cittadini aventi diritto si è recato alle urne, confermando un risultato già ampiamente previsto dai sondaggi. Il 40,5% dei voti è andato a George Simion, leader dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR), garantendogli l’accesso diretto al ballottaggio. Il suo successo elettorale si spiega in larga parte con una campagna centrata sulla critica all’establishment e su una marcata opposizione all’influenza delle istituzioni europee, che lo ha reso un punto di riferimento per quella parte dell’elettorato in cerca di un’alternativa al sistema politico tradizionale. “Oggi il popolo rumeno ha parlato. È il momento di farsi sentire, nonostante gli ostacoli, nonostante le manipolazioni. I rumeni si sono sollevati”, ha dichiarato Simion ai media locali, definendo il risultato una vittoria popolare contro le élite e il sistema consolidato.
Insieme a lui, al ballottaggio, vedremo il sindaco di Bucarest Nicusor Dan, arrivato secondo con, circa, la metà dei voti (20.9%).
Mancano meno di due settimane al verdetto finale. Il 18 maggio, data del ballottaggio, tutti gli occhi saranno puntati sulla Romania. Il risultato delle elezioni non avrà solo un impatto sulla politica interna del Paese, ma sarà cruciale anche per il futuro dell’Europa, della NATO e, soprattutto, per la tenuta della democrazia.




