Trump dice “no” alla proposta Ue di rimuovere tutti i dazi sui beni industriali
L’agenzia Bloomberg ha riportato recentemente che gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, avrebbero respinto la proposta dell’Ue sulla rimozione di tutte le tariffe sui beni industriali, incluse le auto. Washington ha inoltre suggerito che alcuni dei dazi potrebbero essere compensati con un aumento degli investimenti e delle esportazioni.
Nel corso degli incontri di ieri del commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic, un portavoce ha dichiarato: “Come sostenuto fin dal primo giorno, preferiamo i negoziati ai dazi, che danneggiano le nostre rispettive economie, gli operatori economici e i consumatori. Occorre inoltre affrontare l’incertezza che gli Stati Uniti hanno introdotto nell’economia globale. L’incontro di ieri ha toccato molti argomenti, dalle tariffe alle barriere non tariffarie. È stata esplorata la possibilità di un accordo equo e reciprocamente vantaggioso”.
La questione dazi e la posizione ferma mantenuta dagli USA riguardano soprattutto i rapporti con la Cina. Donald Trump stesso non ha escluso che la sua amministrazione possa volere che alcuni Paesi scelgano tra gli Stati Uniti e la Cina. Lo ha detto lo stesso presidente americano in un’intervista a Fox Noticias, riportata dai media americani, rispondendo a chi gli chiedeva della Belt and Road Initiative e se desiderava che alcuni Paesi latinoamericani scegliessero fra Washington e Pechino.
L’amministrazione del presidente Trump punta, infatti, a sfruttare i negoziati sui dazi con i partner commerciali degli Stati Uniti come leva per convincerli a limitare i loro rapporti economici con la Cina. L’obiettivo è ottenere impegni utili a isolare l’economia cinese dagli oltre 70 Paesi che negozieranno una riduzione delle barriere commerciali e tariffarie imposte dalla Casa Bianca. L’amministrazione Trump chiederà a questi Paesi di non permettere il transito delle merci cinesi, di vietare alle aziende cinesi di stabilirsi sui loro territori per aggirare i dazi Usa, e di non assorbire i beni industriali a basso costo provenienti dalla prima potenza asiatica.
Queste misure mirano a colpire un’economia cinese già ritenuta fragile, e a costringere Pechino a sedersi a sua volta al tavolo delle trattative da una posizione di debolezza in vista di un possibile incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Le richieste avanzate da Washington potrebbero variare notevolmente da Paese a Paese, a seconda del loro grado di interdipendenza con l’economia cinese.




