Stati Uniti e la sinistra
Gli Stati Uniti, come da prassi, si pongono al centro delle dinamiche economico- sociali dell’intero globo, dando ampia fortuna alle testate giornalistiche di tutto il mondo per i litri di inchiostro che li vedono protagonisti. Alcune dinamiche si dipanano così vicine a noi che possiamo tastarle -vedasi la guerra dei dazi-, altre si celano oltreoceano, ed evolvendosi silenziosamente nei singoli stati, si presentato infine all’opinione pubblica come veri e propri terremoti.
Le scelte della neo amministrazione repubblicana sono infatti ben note anche agli europei più distratti, ma ciò che suscita particolare interesse è lo sguardo all’opposizione americana. Dall’insediamento del presidente Trump, infatti, i dem usciti annichiliti dalla corsa alla Casa Bianca hanno taciuto, succubi di una politica che si è rivelata troppo distante dal sentire popolare. In questo quadro disastroso per una sinistra che ha perso la fiducia anche del sottoproletariato americano, un raggio di speranza promana dalla deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, che insieme al senatore indipendente Bernie Sanders si è posta a capo di un movimento popolare, emblematicamente chiamato Fight Oligarchy.
Un tour che sta coinvolgendo decine di migliaia di persone, con una diffusione che potremmo definire virale, stante la previsione di aggregazione per il prossimo 5 aprile. Una coppia che risponde con armonia alle istanze popolari, trovando da un lato l’unico senatore degli Stati Uniti a definirsi socialista, e dall’altro la più giovane deputata della storia americana.
Il movimento
Il movimento è riuscito infatti a raccogliere quell’esigenza di riscatto che imperversava nelle classi più deboli, che per troppo tempo non riusciva a trovare voce nella rappresentanza dem. Gli obiettivi sono molto semplici, limitandosi a rispondere al sentire popolare, piuttosto che astrarsi e perdersi tra i grandi capitali americani: la sanità per tutti, l’abbassamento dei prezzi dei farmaci da prescrizione, la tassazione dei ricchi, i college statali gratuiti, sindacati forti, aumento del salario minimo.
Si rivela, allora, ancora vitale l’opposizione che Trump credeva di aver messo da parte, la quale invece fa scudo attorno ai due leaders che stanno conquistando una popolarità insperata. E in questa sete di rivalsa, un grande nemico non può che essere Elon Musk, ormai caricaturalmente rappresentato come il malvagio, vittima di una impopolarità che lo ha avvolto sin dall’annuncio del suo endorsment per Trump. La lotta contro la grande oligarchia americana riporta allora sotto i riflettori dinamiche ormai note, attizzate verso i monopolisti di Big Tech, e che vedono in Musk un bersaglio da distruggere.
La rivalsa della classe operaia
Questo aspetto merita particolare attenzione, perché si pone in bilico tra scenari tutt’altro che convergenti. La rivalsa della classe operaia nei confronti dei “padroni” accompagna da secoli lo sviluppo della società, e se per molti versi è stato foriero del riconoscimento di molti diritti, dall’altra parte va sicuramente incanalato verso la giusta direzione. Questa narrazione che da mesi vede Elon Musk come il grande antagonista sta portando ad un crescente odio di quanti per ideologia o per ignoranza, seguono un movimento incentra sulla distruzione. Beninteso, il grande coinvolgimento che Ocasio-Cortez e Sanders stanno ottenendo è certamente da accogliere con piacere, sintomatico di un Paese politicamente vivo e ancora in grado di riempire le piazze con un dissenso costruttivo. Ciò che invece preoccupa è la tendenziale deriva verso incitamenti all’odio nei confronti di singoli esponenti politici, grande degenerazione della politica moderna.
La politica infatti non si compone di una logica “anti”, ma di uno stimolo propositivo che porta al confronto di differenti angoli visuali. Il cieco odio dell’avversario ha già nella storia portato alla redazione delle più buie pagine che possiamo ricordare, e nel ravvivare il grande fuoco dell’animo politico, è opportuno ricordare che su quelle pagine è ormai calato il sipario, e nessun nuovo atto dovrà recitarsi.




