Sheinbaum e il piano per risollevare l’economia messicana
Il mese scorso, la Presidente Claudia Sheinbaum ha presentato il “Plan Mexico”, una tabella di marcia economica e di sviluppo che mira a rilanciare l’economia messicana attraverso nuovi investimenti pubblici e privati, in una serie di settori e nuove politiche favorevoli allo sviluppo. Tra i suoi obbiettivi principali ci sono la creazione di 1,5 milioni di posti di lavoro nel settore della tecnologia avanzata, l’aumento degli investimenti in una percentuale pari al 4% del PIL e la crescita dell’economia messicana che vuole portare, entro il 2030, dall’attuale tredicesimo posto al decimo.
Il piano è indubbiamente ambizioso e arriva in un momento in cui l’economia messicana deve affrontare significativi venti contrari e incertezze, destreggiandosi tra la minaccia dei dazi statunitensi e una decelerazione generale dell’economia, che è cresciuta nel 2024 al modesto ritmo dell’1,8%, al di sotto della media del 2,4% dell’America Latina. Il Piano Messico di Sheinbaum è stato accolto positivamente dalla comunità imprenditoriale e dalle élite messicane, che la vedono come un elemento chiave di
differenziazione tra la sua amministrazione e quella del suo predecessore, Andres Manuel Lopez Obrador, o AMLO. Tuttavia, l’attuazione del piano dovrà affrontare sfide non indifferenti, e i suoi risultati saranno probabilmente inferiori agli obbiettivi dichiarati.

Plan Mexico si compone di tre capisaldi
Per raggiungere i suoi obbiettivi, Plan Mexico si compone di tre capisaldi. In primo luogo, vi sono investimenti pubblici in settori strategici come l’energia, le infrastrutture idriche, i trasporti, l’istruzione e l’edilizia abitativa. In secondo luogo, il piano include politiche favorevoli alle imprese, come la riduzione della burocrazia per le nuove attività, la creazione di incentivi fiscali per le società che investono in settori a valore aggiunto e il miglioramento dell’accesso al credito. Infine, il piano prevede che il governo collabori con il settore privato in comparti strategici tra cui il tessile, il farmaceutico, i semiconduttori, l’agroalimentare, l’automobilistico, l’energetico e i beni di consumo.
Per il primo caposaldo, il piano di Sheinbaum prevede di aumentare la produzione di elettricità attraverso 100 progetti prioritari, investire in una dozzina di progetti per le infrastrutture idriche a beneficio di oltre 13 milioni di persone, costruire o rinnovare più di 3.000 chilometri di ferrovie per il traffico merci e passeggeri, investire nell’istruzione superiore (in particolare per le carriere tecniche) e costruire, e ristrutturare, oltre un milione di case. Non è ancora chiaro come verranno finanziati questi enormi progetti.
Il secondo caposaldo comprende le detrazioni fiscali sui nuovi investimenti di nearshoring da parte di società messicane e straniere, nonché le detrazioni parziali per le aziende che investono nella formazione e nello sviluppo del personale. Inoltre, fornirà in alcune regioni incentivi fiscali e un accesso più rapido alle agenzie governative e doganali per settori specifici. Il piano prevede anche il rilancio di un programma volto a semplificare le procedure burocratiche ed aumentare le opportunità di finanziamento per le piccole e medie imprese.
Infine, il terzo caposaldo prevede un’azione immediata del governo per rafforzare il settore privato.
I tre obiettivi
I tre obbiettivi chiave sono l’espansione e il rafforzamento delle imprese esistenti, lo sviluppo di nuove attività industriali e la sostituzione delle importazioni industriali. Questo caposaldo, secondo gli osservatori, è forse quello più degno di nota dei tre, in quanto segna un vero e proprio allontanamento dalla posizione spesso conflittuale che l’amministrazione AMLO ha assunto con la comunità imprenditoriale messicana. Tra gli obbiettivi dichiarati vi sono la riforma dei programmi di istruzione superiore per soddisfare meglio le esigenze delle imprese private, nonché facilitare il dialogo e trovare
sinergie tra le aziende messicane e straniere.
Il piano si impegna anche a mantenere un dialogo continuo con la comunità imprenditoriale per valutarne le esigenze. Negli ultimi tre decenni, il Messico è stato aperto agli investimenti e al commercio esteri, che hanno trasformato il Paese in una potenza manifatturiera, diventando il principale partner commerciale degli Stati Uniti e il più grande esportatore dell’America Latina. Ciononostante, questa politica delle porte aperte non è stata accompagnata da una chiara strategia governativa che incoraggiasse gli investimenti dove necessario, incentivasse settori specifici o investisse nello sviluppo umano e nelle infrastrutture.
Modello Cina
Gli analisti ritengono che il piano faccia pensare ai piani quinquennali che hanno guidato la politica industriale della Cina. Ma il Messico e la Cina sono due realtà ben diverse e le esigenze e gli interessi dei loro settori pubblico e privato divergono fortemente. Mentre la Cina ha investito e rafforzato per decenni le aziende statali, il Messico ha optato per un approccio di sviluppo del libero mercato che dipende fortemente dagli investimenti esteri.
La maggior parte dei principali innovatori e creatori di posti di lavoro a valore aggiunto in Messico sono imprese straniere i cui interessi cambiano costantemente e hanno la capacità di spostare le loro operazioni in altri Paesi, creando volatilità economica.
I problemi del piano
Il piano ignora alcune questioni di fondamentale importanza per i potenziali investitori, come la sicurezza pubblica e un sistema legale affidabile. Il problema decennale della sicurezza interna del Paese ha agito da deterrente per gli investimenti in vari settori e regioni, dal settore agroalimentare nel fertile sud del Messico, all’estrazione mineraria in Stati come Chihuahua e Guerrero che hanno una forte presenza di cartelli, che poi smerciano droga nelle importanti città del traffico della droga di Reynosa, Tijuana e Ciudad Juarez. Inoltre, la riforma giudiziaria di AMLO del 2024 ha peggiorato il livello di fiducia degli
investitori nel sistema giuridico del Paese, visto che ora i giudici verranno eletti e quindi potenzialmente più inclini al traffico di influenze e alla manipolazione politica. Le relazioni commerciali tese con gli Stati Uniti potrebbe diminuire, a breve, l’attrattiva del Messico come destinazione per il nearshoring.
Anche la situazione economica del Paese ha messo in dubbio la fattibilità del piano. Il Messico ha chiuso il 2024 con un deficit di bilancio annuo del 5% del PIL, rispetto al 3,4% dell’anno precedente. Si prevede che il debito pubblico cumulativo arriverà al 58% del PIL, che, sebbene ancora basso rispetto alle economie di simili dimensioni, negli ultimi tre anni ha seguito una traiettoria ascendente. Il finanziamento degli ambiziosi progetti del Piano si rivela quindi difficile se il Pese vuole mantenere livelli di debito gestibili. A meno che il governo non attragga significativi investimenti privati, soprattutto nei settori in cui l’amministrazione AMLO ha adottato un approccio più protezionistico, come le infrastrutture e l’energia, secondo gli esperti è improbabile che gli obbiettivi dichiarati vengano raggiunti. Ripristinare l’interesse privato in questi settori richiederà tempo, poiché Sheinbaum è stata, sin dall’inizio, considerata il successore politico e ideologico di AMLO.
Plan Mexico, un obiettivo
L’ambizioso obbiettivo del piano di trasformare il Messico in una delle dieci maggiori economie entro il 2030, verrà con molte probabilità disatteso. Il Messico è attualmente la tredicesima economia del mondo in base alla parità di potere d’acquisto. Le sue prospettive di crescita per i prossimi due anni sono modeste, rispettivamente dell’1,4 e del 2% per il 2025 e 2026. Queste stime sono insufficienti a superare nei prossimi cinque anni i tre Paesi che lo precedono: Turchia, Italia e Regno Unito.
Nonostante questi ostacoli, il Plan Mexico invia un messaggio chiaro: di fronte alla grande incertezza sulla politica degli Stati Uniti, il Messico cercherà di rafforzare la sua economia dall’interno, adottando tecniche utilizzate con successo dalla Cina e da altre nazioni in via di sviluppo. Il piano potrebbe non essere del tutto un successo e i suoi risultati essere inferiori alle aspettative, ma con esso la Presidente Sheinbaum ha dimostrato di essere fermamente disposta ad affrontare le cose in modo diverso, sia dai suoi avversari ideologici che dal suo predecessore.




