Più di 100 morti causati dal terremoto in Tibet
Ieri mattina si è verificato un terremoto di magnitudo 6,8 nella regione del Tibet. La scossa ha causato 126 morti e circa 200 feriti. Una trentina di loro sono in condizioni gravi e molti sono ancora dispersi sotto le macerie, ha riferito Pechino.
Il presidente Xi Jinping ha richiesto “sforzi totali per salvare vite e ridurre al minimo le vittime”, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua.
Nonostante le temperature sotto zero, proseguono le operazioni di soccorso.
La terra ha tremato in Tibet
Secondo lo Us Geological Survey, il sisma principale di magnitudo 7.1 ha avuto come epicentro l’altopiano del Tibet (al confine con Nepal e Buthan, contea di Tingri) ed è stato avvertito anche in Nepal.
Carlo Doglioni (Ingv) ha spiegato che il terremoto è dovuto al dilatamento della faglia tra la placca tettonica indiana e quella eurasiatica. La magnitudo “è vicina al massimo, che si aggira su 7,5 per sistemi come questo”.

Il fatto che la regione non sia molto popolata è stata una fortuna, salvo per i piccoli villaggi situati nelle valli dell’Himalaya. In quest’area si stima che vivano circa 6.900 persone in 27 villaggi, nel raggio di 20 km dall’epicentro.
La città più vicina è Shigatse con 800 mila abitanti, a 180 km di distanza, che ospita la sede del Pachen Lama, figura buddista seconda al Dalai Lama. Quest’ultimo (in esilio in India dal 1959, a causa dell’invasione cinese del Tibet) ha manifestato il suo profondo dolore per il terremoto e per le vittime da questo provocate.
Visto da fuori
Dall’estero sono giunti molti messaggi di solidarietà. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso “le più sincere condoglianze del popolo italiano e le espressioni dei miei personali sentimenti di cordoglio” e vicinanza “al lutto dell’amico popolo cinese e, in particolare, al dolore delle famiglie di quanti hanno perso la vita”.
Anche Vladimir Putin si è espresso sull’accaduto, condividendo il dolore della Cina.
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In Tibet, come mostrano molti video sui social, si scava anche a mani nude, tra le macerie, in uno scenario generale di distruzione. L’ufficio turistico che gestisce la scalata al monte Everest ha chiuso l’ingresso.
Attualmente la regione (chiamata Xizang dalle autorità cinesi) resta una delle questioni più delicate per la Cina, che su questa regione ha molte pretese. Già stretto dalla morsa di Pechino, il Tetto del mondo, come viene spesso chiamato, si trova ora a fronteggiare una sfida ancora più grande.




