Nel 1995 apriva così Apple Daily: “Sotto lo sguardo del mondo intero, chi oserà fare del male ad Hong Kong?”. Ora è stato chiuso per sempre dal governo cinese

Nel 1995 apriva così Apple Daily: “Sotto lo sguardo del mondo intero, chi oserà fare del male ad Hong Kong?”. Ora è stato chiuso per sempre dal governo cinese

“We are sad to inform you that Apple Daily and Next Magazine’s web and app content will no longer be accessible at 23:59, 23 June 2021”. Con questo messaggio la homepage del più importante quotidiano e web-journal di Hong Kong annuncia la chiusura di ogni attività di informazione. Censurato e costretto alla chiusura dal governo cinese esattamente un anno dopo la promulgazione della legge sulla sicurezza nazionale applicata al ex-colonia britannica e territorio autonomo di Honk-Kong. La legge era stata emanata ufficialmente il 30 giugno 2020, tenuta in segreto fino al giorno stesso. In seguito alla chiusura della redazione di Apple Daily, sono stati arrestati sette giornalisti. Il quotidiano era sotto la direzione di Jimmy Lai, imprenditore, editore e attivista di Honk-Kong, tra i più noti sostenitori del movimento pro-democrazia del paese. Ad aprile del 2021 era stato condannato a 14 mesi di carcere per aver partecipato ad una manifestazione, quindi riconosciuto colpevole di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino a Hong Kong.

La pericolosità di tale codice deriva dalla totale liquidità con cui il governo centrale di Xi Jinping si serve di uno dei pilasti della nuova legge “mettere in pericolo la sicurezza nazionale”. Lai negli ultimi 4 mesi è stato soggetto dell’applicazione di tale misura in due diverse occasioni, come sottolineato; sia per aver partecipato ad una manifestazione e sia per essere a capo di un giornale pro-democrazia. Questo accade mentre Lai si trova da dicembre dello scorso anno in stato di detenzione.

Cosa dice la stampa filogovernativa cinese del caso Apple Daily

In una nota di Xinhuanet.it, fondata nel 1931 ed oggi seconda agenzia di stampa più grande nel paese con totale controllo del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, dal titolo ” Politici occidentali condannati per diffamazione sulla cessazione delle pubblicazioni dell’Apple Daily” vengono accusati politici di Stati Uniti e altri paesi occidentali, di aver rilasciato commenti ingiustificati sulla chiusura del giornale Apple Daily. La nota continua affermando che questo movimento politico occidentale di protesta, avrebbe sfruttato l’onda di Apple Daily per screditare e diffamare la legge sulla sicurezza nazionale che lo Stato aveva approvato lo scorso anno.

Il punto più interessante della nota di Xinhuanet è il paragrafo finale, parte in cui vengono esplorati i motivi che hanno portato i vertici del Partito Comunista Cinese ad emanare la chiusura della redazione in lingua inglese di Hong-Kong, e dato l’ordine di cattura per diversi giornalisti. Conclude la nota ” Apple Daily e il suo personale interessato sono stati sospettati di cospirazione per aver commesso collusioni con forze esterne e per mettere in pericolo la sicurezza nazionale. I loro arresti e procedimenti giudiziari, così come il congelamento dei beni, sono stati condotti in conformità con la legge, e le azioni delle forze dell’ordine sono necessarie e legittime per salvaguardare lo stato di diritto di Hong Kong. La libertà di parola e di stampa non può servire come scusa per atti criminali, né i media possono diventare un’entità al di fuori della portata della legge. L’accusa di quei politici occidentali confonde completamente il giusto con l’opinione pubblica sbagliata e fuorviante. L’Apple Daily pubblica da tempo notizie false per ingannare il pubblico di Hong Kong e funge da piattaforma per i rivoltosi per mettere in pericolo la sicurezza nazionale“.

Jimmy Lai è stato condotto in prigione e lo Stato ha congelato il 70% delle azioni della sua compagnia, la Next Digital. Con Lai sono stati arrestati altri 5 dirigenti della testata. La Cina ha intrapreso una vera guerra ai colossi economici che non collaborano con il Partito. Appena ad aprile la RPP sotto il comando di Jinping aveva ordinato una multa di 2,8 miliardi di dollari al colosso tecnologico Ali Baba guidato da Jack Ma, come segnale di controllo dei colossi informatici sui social media che sono utilizzati da milioni di cinesi quotidianamente, sfuggendo in parte ad un controllo serrato del governo centrale.

La redazione è stata arrestata

“Sotto lo sguardo del mondo intero, chi oserà fare del male a Hong Kong?” recitava il titolo del primo editoriale datato 1995, apparso Come apertura di Apple Daily, giornale che aveva come obiettivo il raccontare le repressioni del governo cinese e le lotte pro-democrazia puntando al raggiungimento di un eco mediatico globale. Le pubblicazioni di Apple daily Taiwan non sono state interrotte fino ad ora, e il giornale è tutt’ora accessibile. Questo a conferma di quanto le preoccupazioni di Pechino fossero concentrate sull’eco internazionale che Appledaily raggiungeva con la newsroom in inglese.

Gli ordini di arresto partono il 17 giugno con le prime indiscrezioni sulla chiusura del giornale e l’incarcerazione di cinque dirigenti. Poi il 23 giugno, giorno prima dell’ultima pubblicazione, viene condotto in cella l’editorialista che si firmava con il nome “Li Ping”. Ultimo in ordine cronologico l’arresto di Fung Sai-Kong, editorialista e responsabile della parte web in inglese di Apple-Daily, fermato in aeroporto mentre era in fase di imbarco su un volo per la Gran Bretagna. Per lui l’accusa formulata è di “collusione con forze straniere”. L’associazione giornalisti, come nota Asianews.it, “teme che vi sia una lista di cronisti e opinionisti da arrestare”. I primi effetti della repressione in atto ad Hong Kong arrivano da Stand News, sito web di notizie online con sede a Hong Kong, fondato nel dicembre 2014 che si concentra su questioni sociali e politiche a Hong Kong con una linea editoriale pro-democrazia. Il giornale ha annunciato di aver adottato misure per evitare accuse di minaccia alla sicurezza nazionale, concludendo di aver avviato una fase di cancellazione di tutti gli editoriali e gli articoli d’opinione pubblicati prima di maggio.

La legge sulla sicurezza nazionale

Il 30 giugno dello scorso anno è stata approvata la legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong. Se ad una analisi del testo di legge, le norme puniscono “gli atti di sovversione, secessione, terrorismo e collusione con le forze straniere compiuti in Hong Kong”, la realtà è ben diversa e molto più complessa. Come evidenzia Amnesty International, in base alle disposizioni dettate, qualsiasi cosa potrebbe essere considerata una minaccia alla “sicurezza nazionale” e non è un caso che l’imprenditore Jimmy Lai, nel giro di un anno dalla promulgazione, sia stato accusato in base alla nuova legge per trasgressioni totalmente infondate che non troverebbero spazio in alcun codice a base democratica. A detta di Pechino, il codice avrebbe la funzione di riportare ordine in città. Gli ultimi fatti, però, chiariscono che l’obiettivo è il totale controllo di Hong Kong e la repressioni dei movimenti prodemocratici.

Proprio la denuncia di Amnesty International dello scorso anno, esprimeva preoccupazione per il futuro dei media nella regione, riportando che il nuove codice di sicurezza nazionale conferisce un potere centrale e insindacabile di supervisione e gestione di media scuole e internet ad Hong Kong. Il New York Times già lo scorso anno aveva deciso di spostare alcuni dipendenti da Hong Kong in Corea del Sud. Il governo di Pechino è solito utilizzare l’accusa di “sovversione” o “collusione con forze straniere” per porre fine a lavori di denuncia di violazioni di diritti umani o richieste di maggiore libertà. Quattro anni fa, Wu Gan, dissidente cinese fu condannato ad otto anni di prigione per alcune critiche contro il governo esternate su un social media. L’accusa in questo caso fu di “ideologie sovversive”.

Il presidente americano Joe Biden è intervenuto sul caso Apple Daily lanciando un messaggio chiaro, che arriva subito dopo le sanzioni inviate dall’asse atlantico: ” Il popolo in Hong Kong ha diritto ad una stampa libera. Informare non è un crimine”.

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