Business plan e market entry strategy? Una Junior Enterprise può essere la soluzione

Business plan e market entry strategy? Una Junior Enterprise può essere la soluzione

“La sfortuna generalmente è dovuta a un errore di calcolo”, scriveva Bertolt Brecht, eppure davanti a un fallimento, personale ma ancor più lavorativo, è proprio la sfortuna la grande colpevole da additare. Ma la fortuna c’entra ben poco quando mancano gli obiettivi che ci si è prefissati nella propria vita, soprattutto quando il fallimento riguarda un progetto lavorativo.

La precarietà del mondo spinge sempre più spesso a un ripensamento del proprio futuro professionale per sopravvivere: nuove possibilità di mercato per un’azienda in crisi o diventare imprenditore di se stesso “inventandosi” un lavoro.

Iniziare un’attività comporta il dover affrontare tutta una serie di rischi e ostacoli che se sottostimati conducono a una mortalità aziendale precoce ed evitabile: circa il 70% delle startup muore nei primi 365 giorni di vita, mentre le aziende italiane che sopravvivono al quinto anno di vita sono solo il 60,6%.

Il momento più delicato della vita di un’azienda è proprio la sua nascita. Una startup non ammette alcun tipo di azione superficiale o improvvisata, serve preparazione, competenza e paradossalmente proprio un pizzico di quell’esperienza che all’inizio solitamente manca.

Oggi la tecnologia ha instillato l’idea che tutto sia più semplice e fattibile, e quindi anche il diventare imprenditori o iniziare un nuovo business sia cosa da poco. Un po’ di passione, qualche idea giusta, racimolare quel poco che serve per aprirsi un varco che porterà direttamente al successo.

Non per smorzare gli entusiasmi, ma sicuramente per raffreddare quelli facili, non basta la fortuna per concretizzare una buona idea, come non basta la sfortuna per stroncarla. Serve qualcosa di più e saper fare un buon business plan è un ottimo punto di partenza. Magari associando anche una market entry strategy per espandere il proprio business in un nuovo mercato.

Perché è importante fare un buon business plan

«Un obiettivo senza un piano è solo un desiderio», come non dare ragione a Antoine de Saint-Exupéry. Analisi di mercato, riscontri, previsioni, proiezioni, verifiche tecniche: per molti sono inutili complicazioni. Basta avere un’idea di business che il resto vien da sé. In questo modo tante idee, valide e realizzabili, rimangono sogni o, peggio ancora, eterni incubi.

Passare da un’idea alla sua realizzazione è un po’ come oltrepassare un crepaccio: si deve conoscere bene la distanza che separa le due pareti, capire se il terreno dall’altra parte è buono, comprendere come raggiungerlo, magari trovando compagni di viaggio o buone guide per il proprio cammino. C’è in gioco la nostra vita e rischiare un salto senza un buon calcolo e previsione ci porterebbe diritti dentro il crepaccio.

Proviamo a traslare tutto questo in campo economico. Iniziare un’attività o intraprendere progetti di internazionalizzazione o di diversificazione del mercato senza un’analisi approfondita e una pianificazione strategica, o senza conoscere il linguaggio delle banche, significa mettere a rischio la vita della propria azienda ancora prima di aver staccato i piedi da terra.

Senza un business plan, soprattutto in fase di startup, non si può aspirare a essere imprenditori a lungo termine. Ma non basta fare il compitino! Un business plan non deve essere una lista della spesa, un documento redatto giusto per seguire una prassi, senza soppesarne la relativa importanza. Pianificare correttamente è come partire con le giusta fondamenta, è costruire su qualcosa di certo. Non solo, creare un buon business plan significa trovarsi tra le mani un alleato che si plasma con noi, che si sviluppa mano a mano che l’attività cresce e si diversifica, senza perdere di vista la direzione da seguire.

E il market entry dove lo mettiamo?

Saper decidere la giusta modalità di ingresso in un mercato è un altro step basilare per il successo di un progetto di esportazione. Espandere la propria attività oltre confine richiede competenze giuridiche per definire tutti i requisiti richiesti dal mercato nel quale si vuole iniziare a operare.

Se per redigere un business plan servono tempo, conoscenze e competenze, ancor più ne servono per attuare i passi necessari a una internazionalizzazione della propria attività.

I dati parlano chiaro, esportare fa ottenere risultati migliori. Ma come sviluppare strategie di entrata efficaci? come verificare se le condizioni del mercato di riferimento sono favorevoli per vendere il prodotto che si vuole esportare? e poi, esportare direttamente o formare partnership con gli operatori locali?

Tante domande e spesso poche risposte e inadeguate.

A questo punto le obiezioni possono essere molteplici, una su tutte la mancanza di soldi per potersi affidare a una consulenza che ci accompagni e consigli nelle fasi di avvio, crescita, consolidamento o internazionalizzazione del proprio business.

È interessante vedere nelle statistiche le ragioni per cui le imprese falliscono nel corso degli anni, e una costante riguarda la fallimentare gestione delle finanze aziendali.

Sovente a fallire non è una azienda che merita, come per una startup non è la mancanza di idee originali e creative. Le ragioni per cui le piccole imprese falliscono sono costanti negli anni. La maggior parte delle volte a chiudere sono realtà profittevoli a cui manca la liquidità per sostenere la gestione quotidiana delle varie incombenze, che sia pagare gli stipendi, l’affitto o i fornitori.

Forse mettere in conto una consulenza per redigere un business plan, per compiere un’analisi di mercato o per studiare le modalità migliori di market entry strategy, può evitare che qualcosa di buono e valido vada disperso come cenere al vento.

Junior Enterprise, i vantaggi rispetto a realtà affermate

Il futuro è nella scelta fatta oggi: di avere per esempio un piano aziendale per gestire i finanziamenti in fase di avvio o per la gestione efficace delle varie attività, per capire i forza e le opportunità e stabilire tutte quelle linee d’azione utili per migliorare la propria azienda.

Affidarsi ad un’agenzia specializzata o a dei professionisti è una possibilità che non tutti si possono permettere. Ma non è l’unica. Da molti anni esistono anche le Junior Enterprise, meno note in Italia ma molto conosciute in Francia, dove peraltro sono state aiutate nel loro riconoscimento da un processo di istituzionalizzazione.

Cosa sono le Junior Enterprise? Sono associazioni gestite da studenti universitari che si prefiggono lo scopo di svolgere progetti di consulenza e supporto alle aziende e a enti pubblici.

Un po’ per mentalità e preconcetti duri da combattere, un po’ per non conoscenza diretta di una simile realtà, si sente ancora troppo poco parlare di questa tipologia di consulenza. Forse qualcuno storcerà il naso al pensiero che sono studenti, mettendo le mani avanti su probabili inesperienze professionali. E si sbaglierebbero di grosso, e vi spieghiamo subito il perché.

Innanzitutto partiamo da un esempio concreto per rassicurare i più scettici. In Italia esiste JEME Bocconi Studenti, una associazione no-profit attiva da 30 anni, parte di una confederazione italiana e europea di Junior Enterprise. Rivolgersi a loro è rivolgersi a un potenziale umano di qualità e carico di genuina passione. Sono studenti brillanti provenienti da un ateneo che si è fatto portabandiera dell’eccellenza, costantemente aggiornati e innovativi nell’approccio.

Quando si parla di studenti brillanti è perché viene scelto solamente il 5%-10% fra quanti inviano la candidatura per diventare un consulente. Il processo di recruitment è decisamente selettivo e chi non ha la giusta motivazione e inclinazione per la consulenza non entra.

Un team così giovane, che deve dimostrare il proprio valore nonostante l’età, riesce a cucire un progetto in modalità quasi sartoriale, seguendo passo passo le esigenze del singolo cliente con un team customizzato, attento anche al più piccolo dettaglio.

A ciò si associa l’indiscusso vantaggio di offrire un alto rapporto qualità/prezzo: qualità alta con prezzi inferiori rispetto ai competitor. Non ultimo, si deve considerare l’asso nella manica dato dallo stretto legame con alcuni professori e ex associati operativi in aziende leader. Non essere professionisti in questo caso non significa non essere professionali.

Una Junior Enterprise con i propri servizi di consulenza riesce nel doppio intento di far crescere le imprese, le organizzazioni e le startup, facendo contemporaneamente crescere i propri associati. Formazione come retribuzione e learning by doing, ecco la formula vincente per una catena virtuosa in cui gli studenti sviluppano hard skill e soft skill in quella formidabile trasmissione di saperi data dal know how dei senior.

«Se accendi una lanterna per un altro, anche la tua strada ne sarà illuminata».

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