Crisi, Confindustria: Italia come in guerra

Confindustria lancia l’allarme: “Non siamo in guerra ma è come se lo fossimo. I danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto”.
Secondo l’indagine sullo scenario economico realizzata dal Centro studi di Confindustria, il livello dei debiti pubblici è analogo, in quasi tutte le economie avanzate, a quello che si è presentato al termine degli scontri bellici mondiali. La crisi, dunque, è vista come una specie di guerra, che viene combattuta sia dentro l’Italia sia dentro l’Europa, “come nei secoli passati, in cui le divisioni e gli interessi di parte prevalevano su tutto e tutti”.

Il Csc spiega che ad essere colpite “sono le parti più vitali e preziose del sistema Italia: l’industria manifatturiera e le giovani generazioni, quelle da cui dipende il futuro del Paese”. A rincalzare la dose è anche la Corte dei Conti, che afferma che “il risanamento lo paga il ceto medio”.

Confindustria analizza in termini catastrofici la situazione economica italiana attuale, definendola un vero e proprio abisso, scavato da un Pil che nel 2012 è previsto in flessione (-2,4 %) e dai consumi delle famiglie in netto calo (-2,8%).
“La recessione italiana si è già concretizzata più intensa. Il 90% dell’arretramento di quest’anno è già acquisito nel secondo trimestre (-2,1%)”, si legge nella premessa all’indagine del Csc.

Dall’analisi di Viale dell’Astronomia emerge come la contrazione dei consumi delle famiglie sia una diretta conseguenza della fiducia al minimo storico, dell’ulteriore diminuzione del reddito reale disponibile, dei limiti oggettivi alle concessioni dei prestiti e dell’accrescimento del risparmio individuale. Gli investimenti, anch’essi avviati verso un inesorabile crollo (8%), sono invece dovuti all’eccessiva incertezza e alle proibitive restrizioni all’accesso del credito bancario.

Giuseppe Ferrara
28 giugno 2012

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