Quotazione Facebook, dubbi e timori della vigilia

Manca veramente poco a quella che è già stata definita “l’operazione finanziaria dell’anno”. Gli occhi degli investitori di tutto il mondo, piccoli e istituzionali, sono puntati sul collocamento al pubblico e sulla quotazione Nasdaq di Facebook, paragonabile, per entità, solamente all’ingresso in Borsa di Visa e General Motors. A soli otto anni dalla sua creazione, il social network dell’appena ventottenne Mark Zuckerberg potrebbe raggiungere i 104 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. Infatti, il prezzo finale non è ancora stato fissato, ma la forchetta indicata è compresa tra i 34 e i 38 dollari per azione, il che corrisponde ad una valutazione della società rientrante tra i 93 e i 104 miliardi di dollari.
Tuttavia, in attesa di capire quale sarà l’effettiva reazione del mercato a questa novità, i quotidiani americani s’interrogano sulle prospettive nel medio periodo del titolo. In particolare, il New York Times sottolinea il crescente scetticismo che alberga in Madison Avenue, luogo simbolo del mondo pubblicitario. La propaganda sul sito non mostra segni di regresso, anzi: lo scorso anno, su un fatturato di 3,7 miliardi di dollari, ha pesato per l’85 %. Eppure molti interrogativi si sollevano sulla spinta di significativi segnali in controtendenza, uno fra tutti il ritiro del budget di 10 milioni da parte della General Motors.

Queste analisi, però, non hanno per niente placato la “sete di Facebook”. La futura quotazione al Nasdaq ha scatenato una vera e propria corsa all’acquisto di azioni, inducendo la società ad aumentare il prezzo dei titoli e ad accrescere del 25 % la quantità degli stessi che saranno collocati domani. Tutto ciò ha spinto il social network a superare la valutazione di 100 miliardi di dollari. Molti investitori sperano che si ripeta il miracolo Google: dopo appena tre anni dall’ingresso in Borsa a 75 dollari, le quotazioni del motore di ricerca erano arrivate a toccare i 750 dollari.
Bisogna precisare, però, che il 25% dei titoli aggiuntivi che saranno collocati domani non saranno offerti direttamente dal gruppo, ma da alcuni investitori della prima ora, come la Goldman Sachs, la quale venderà metà del suo portafoglio per un prezzo che sarà circa il doppio di quello di acquisto.
Anche altri illustri azionisti delle fasi iniziali, come Dst Global, Peter Thiel e Accel Partners, metteranno a disposizione del pubblico le azioni del social network. Ed è proprio l’eccessiva propensione di questi gruppi a dar via le azioni di Facebook ad insospettire i giornali americani, sebbene questa situazione regalerà maggiori possibilità ai risparmiatori di mettere le mani su una parte del “gioiello” di Zuckerberg.
Questi timori, però, potrebbero essere facilmente superati se si considerino gli esempi passati di altre quotazioni di siti web illustri, come Google, che rappresentano un precedente rassicurante in tal senso. Inoltre, non si capisce come tale operazione, considerata una fase indispensabile e decisiva della crescita di questa società, possa rivelarsi addirittura improduttiva nel medio periodo, considerando anche il fatturato, la domanda di titoli e la crescente diffusione del social network. Insomma, i dati positivi e incoraggianti sono di gran lunga prevalenti rispetto a quelli forieri di preoccupazioni.

Giuseppe Ferrara
17 maggio 2012

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook