Falso in bilancio: governo elimina le soglie, ma pensa a doppio binario di punibilità

Falso in bilancio: governo elimina le soglie, ma pensa a doppio binario di punibilità

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ROMA- Dopo settimane di polemiche e discussioni, è arrivata la mossa a sorpresa del governo Renzi: l’abolizione delle soglie di non punibilità per il reato di falso in bilancio. Ma facciamo un passo indietro.

Il disegno di legge anticorruzione originariamente era stato presentato da Pietro Grasso e prevedeva la totale abolizione della soglie di non punibilità ovvero l’asticella che stabilisce l’importo sotto il quale non si è punibili per il reato di falso in bilancio.

L’8 gennaio scorso però il governo ha modificato il Ddl anticorruzione presentato in origine ripristinando, in sostanza, le soglie introdotte dal governo Berlusconi nel 2003. Secondo l’ultima modifica chi falsifica il bilancio in misura inferiore al 5% dell’utile o dell’1% del patrimonio netto, non è penalmente perseguibile.

Il Movimento 5 Stelle ha subito contestato al governo l’introduzione dell’emendamento che da un lato aumenta le pene da 2 a 6 anni, ma alla stesso tempo, reintroduce le soglie di non punibilità fissate da Berlusconi.

Nelle ultime ore però l’Ansa annuncia il passo indietro del governo e l’eliminazione delle soglie di punibilità. Secondo l’agenzia di stampa infatti, il governo intende introdurre una “differenziazione legata al volume d’affari della società con un doppio binario di punibilità: da 2 a 6 anni al di sopra di un certo volume d’affari e da 1 a 3 anni al di sotto.

Sarebbe questa la modifica essenziale dell’emendamento in dirittura d’arrivo in Commissione giustizia del Senato dove già da ieri si discute il Ddl anticorruzione. Resta da capire quale sia la soglia di differenziazione oltre la quale scatta la pena da 2 a 6 anni. Secondo i bene informati l’asticella sarebbe da fissare a 600 mila euro. Il principio alla base di questa soglia è la salvaguardia delle piccole imprese; il Ministro Orlando ha più volte spiegato che l’obiettivo del governo è evitare che gli imprenditori rischino di finire in tribunale per semplici “errori”.

Marta Panicucci

18 febbraio 2015

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