Tsipras dice no ai ricatti della Troika e rilancia contro la Germania: «Un obbligo storico chiedere le riparazioni di guerra»

Tsipras dice no ai ricatti della Troika e rilancia contro la Germania: «Un obbligo storico chiedere le riparazioni di guerra»

 Grecia: Varoufakis sarà nuovo ministro delle finanzeATENE — «La priorità di questo Governo è affrontare le grandi ferite del piano di salvataggio, affrontare la crisi umanitaria come avevamo promesso di fare prima delle elezioni».
La sfida di Tsipras all’UE continua, con una sferzata nella direzione della Germania: «La Grecia vuole pagare il suo debito» ma il piano di bail-out della Troika in scadenza alla fine di febbraio «è fallito da solo», ed «è un obbligo storico chiedere le riparazioni di guerra della Germania», con il suo debito verso tutti i Paesi, Grecia inclusa, per i danni causati dalla Germania nazista; debito comprensivo anche di una piccola parte relativa alla Prima Guerra Mondiale prevista dal Trattato di Versailles e dimezzato alla Germania Federale nel 1953.

Le parole di Tsipras pronunciate al Parlamento di Atene durante il suo discorso programmatico sottolineano in modo inequivocabile come il primo impegno sia «rispettare in pieno il programma del partito con cui ho vinto le elezioni», cercando sì di raggiungere un’intesa comune con i partner europei per l’interesse di tutti, ricordando però che «il problema del debito greco non è economico ma politico».

Quindi nessuna deroga per il piano di salvataggio stabilito dalla Banca Centrale Europea, dalla Commissione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, «perché una sua estensione sarebbe un’estensione degli errori», ma un prestito-ponte con emissioni di titoli a breve scadenza, con fondi assicurati fino a giugno e più tempo per far fronte al proprio debito di duecentoquaranta miliardi di euro; gli intermediari «per definire i mezzi tecnici» saranno però i membri dell’UE e non più i tecnici della Troika: «Nelle trattative non esistono solo i tecnocrati ma anche altri fattori, e questi sono il popolo geco e gli altri popoli d’Europa».
Il Governo greco chiederà, a questo proposito, una commissione parlamentare d’inchiesta «per far prevalere la giustizia», e non le rivendicazioni sul memorandum.

Le mosse del Governo per contenere un debito ormai incontenibile «che ha superato il 180%», sono: lotta alla corruzione, riforma fiscale che assicuri un sistema più equo e metta in moto «un meccanismo di controllo per monitorare le liste degli evasori, riorganizzazione da zero della rete statale Neirit, inclusa la vendita di auto ministeriali per un totale di settecentomila euro e uno dei tre aerei statali, taglio del 30% dei funzionari e taglio del 40% degli agenti di sicurezza in servizio presso la sede del Governo.
Rimane l’intenzione di aumentare il salario minimo da circa cinquecento euro a settecentocinquantuno euro ma sarà «gradualmente entro il 2016».

Per il momento la BCE è in attesa di una risoluzione politica da parte dei Governi dell’eurozona, alcuni dei quali ottimisti verso la Grecia, altri meno, con una netta opposizione della Germania.
In via straordinaria è previsto un incontro dei ministri delle finanze dell’Eurogruppo per mercoledì 11 febbraio, alla vigilia del vertice europeo di Bruxelles; un appuntamento che può aiutare a far luce in questo impasse Grecia-UE, dove verrà deciso come si debba procedere.

Certamente, continua il Premier greco, «la strada per la ricostruzione della nostra Patria sarà lunga ma renderemo il nostro sogno realtà e costruiremo una Grecia economicamente indipendente partner allo stesso livello nell’Unione Europea e nell’eurozona» perché «l’austerità non solo ha impoverito il nostro popolo ma l’ha privato del diritto di decidere e serve un negoziato onesto che non condanni l’economia e la società greca ad una recessione senza fine».

Pier Carlo Padoan, Ministro dell’economia, replica via Twitter alle dichiarazioni ritenute «fuori luogo» di Yanis Varoufakis, che accusa i funzionari italiani di essere solidali con la Grecia ma di aver paura della Germania a causa del debito italiano definito «insostenibile al limite della bancarotta». Padoan sostiene che il debito è solido e sostenibile: «Servono soluzioni europee che richiedono fiducia condivisa; a questo lavora il Governo italiano».

Paola Mattavelli
9 febbraio 2015

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