Benzina record, toccati i 2 euro al litro

Molti lo intuivano, tutti lo temevano. Quella fatidica soglia dei 2 euro prima o poi sarebbe stata raggiunta. Perché si sa, il prezzo dei carburanti si muove solo in una direzione, verso l’alto. Purtroppo, neanche questa volta la legge non scritta della benzina si è smentita. In alcuni distributori dell’A14 l’indicatore del prezzo di un litro di verde ha fatto registrare il nuovo record: 2 euro. Roba da strabuzzarsi gli occhi o, se volete, da lasciare l’automobile in garage.

 

In realtà, nell’ultimo periodo, che è coinciso con l’aumento esponenziale del prezzo del carburante (da gennaio 2011 la verde è aumentata del 18% e il gasolio del 25%), è stato proprio così: i consumi si sono ridotti sensibilmente. Gli italiani hanno cominciato a boicottare i rifornimenti. È l’Unione Petrolifera a rivelarlo: negli ultimi due mesi i consumi di benzina e gasolio sono diminuiti del 9,6%. Ciononostante, la spesa ha subìto nello stesso periodo una brusca accelerata (+11%) a causa degli aumenti.

Superato, anzi stracciato, il record storico italiano del prezzo della benzina fatto registrare nel 1977 (1,856 euro al litro, naturalmente a prezzi attualizzati). Ma non solo; 2 euro per un litro di benzina rappresentano il record europeo. L’Italia si fregia, quindi, anche di questo poco ambito primato.

 

A godere di questa situazione è il fisco. Il 52% del prezzo della verde e il 56% di quello del gasolio è rappresentato da tasse. Basti pensare che nel 2011 le casse dello Stato hanno beneficiato (a nostre spese) di oltre 37,3 miliardi, con un aumento delle entrate rispetto all’anno precedente pari al 6,3%. Un’ulteriore spinta all’aumento dei prezzi del carburante è stata impressa dal calo dell’euro sul mercato dei cambi e dall’aumento del prezzo del greggio.

Vista la tragica situazione, che rischia di far esplodere l’insurezione di milioni di automobilisti, il Codacons si appella al Governo, chiedendo un drastico cambio di rotta: <<Monti e i suoi ministri devono il prima possibile tagliare le accise che gravano sui carburanti, unica via per far calare sensibilmente il prezzo ai listini delle pompe di benzina>>. Bisogna attendere la risposta del Premier, che dovrà essere tanto oculata quanto necessaria; perché è vero, la tassa sulla benzina non è discriminante in astratto, dal momento che tutti, ricchi e poveri, utilizzano le automobili, ma lo è (e anche pesantemente) in concreto. Basti considerare che il ceto medio rappresenta la stragrande maggioraza della popolazione italiana e, inoltre, la forbice ricchi-poveri in Italia è amplissima (e continua ad aumentare da trent’anni).

In altre parole, i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri; e un contributo determinante in tal senso viene giocato anche dalle tasse e dalle accise sui carburanti, che pesano come macigni nelle tasche semivuote del cittadino medio, mentre sono praticamente impercettibili per il portafoglio strabordante dei super-ricchi.

Giuseppe Ferrara

17 marzo 2012

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