Il terzo settore può essere la risposta al calo di fiducia delle imprese

Il terzo settore può essere la risposta al calo di fiducia delle imprese

Terzo-Settore-no-profitL’indice del clima di fiducia delle imprese italiane (cfr. Istat economic) scende, ad agosto 2014, a 88,2 da 90,8 di luglio.

Il calo dell’indice complessivo è dovuto al peggioramento della fiducia delle imprese di tutti i settori, manifatturiero, dei servizi di mercato, delle costruzioni e del commercio al dettaglio.

In particolare, nel settore manifatturiero scende a 95,7 da 99,1 di luglio, in quello delle costruzioni a 77,0 da 83,0 di luglio, in quello dei servizi a 87,5 da 92,3 di luglio e, infine, in quello del commercio al dettaglio a 98,3 da 101,4 di luglio.

A ben vedere, l’indice complessivo, che dal 2008 ha registrato i picchi negativi nel 2009 e nel 2013 (al di sotto di 80), si attesta in agosto sugli stessi valori di febbraio 2014 e comunque su valori inferiori anche rispetto a quelli di aprile (88,9) e marzo (89,5).

Le indagini statistiche sul clima di fiducia delle imprese sono realizzate nell’ambito del progetto armonizzato dell’Unione Europea, disciplinato dalla Decisione Commissione Europea C(97) 2241 del 15 luglio 1997 e dalla Comunicazione della Commissione COM (2006) del 12 luglio 2006.

Le inchieste sono orientate alla misurazione delle opinioni degli operatori riguardo all’evoluzione congiunturale dei maggiori settori produttivi sulla base di una metodologia armonizzata. Sono previste quattro indagini mensili rivolte, rispettivamente, alle imprese dell’industria manifatturiera, delle costruzioni, dei servizi di mercato e del commercio al dettaglio.

Le informazioni sono raccolte nei primi 15 giorni lavorativi del mese di riferimento, sono prevalentemente di natura qualitativa e sono finalizzate a ottenere indicazioni sullo stato corrente e sulle aspettative a breve termine (su un orizzonte di 3 mesi) delle principali variabili aziendali. La maggioranza delle domande presenti nei questionari prevedono tre modalità di risposta, del tipo: “alto”, “normale”, “basso”, oppure: “in aumento”, “stazionario”, “in diminuzione” o con struttura equivalente.

I questionari sono armonizzati a livello europeo, ma sono presenti anche domande orientate a soddisfare necessità informative nazionali. In particolare ogni indagine presenta una sezione specifica per l’analisi delle condizioni di accesso al credito da parte delle aziende. Inoltre, trimestralmente, sono richieste ulteriori informazioni specifiche su diversi aspetti della situazione delle imprese.

Quali strategie adottare per promuovere la fiducia delle imprese in un momento di crisi internazionale, quale quello che stiamo vivendo oramai da vari anni?

Tra le molteplici azioni attivabili quella di perorare il terzo settore e quindi l’incidenza del suo raggio di azione all’interno della società civile e del mondo dell’economia rappresenta sicuramente una risposta vincente all’attuale situazione. D’altronde, l’elemento che contraddistingue le ONP (Organizzazioni Non Profit) dalle OFP (Organizzazioni For Profit) è la circostanza che nelle prime vige la priorità della mission rispetto al profitto.

In tale ottica, l’universo non profit è senza dubbio in grado di perorare processi sociali di sviluppo e selezione di motivazioni comportamentali non auto-interessate a livello materiale (e, quindi, scarsamente individualistiche), favorendosi così l’accumulazione di quel capitale sociale c.d. ‘‘fiducia generalizzata’’.

Com’è noto, il “social capital” non è altro che l’insieme dei valori, degli stili di vita, delle norme di comportamento che, allorché l’interesse privato non coincida con quello collettivo, fanno sì che le scelte individuali siano orientate in modo coerente con la promozione del bene del gruppo sociale di riferimento.

In tale contesto, la sussistenza della fiducia e di reti fiduciarie all’interno di un gruppo rappresenta elemento identificativo del capitale sociale esistente.

Evidentemente, se analizziamo le conseguenze socioeconomiche della presenza di un certo stock di fiducia all’interno di un gruppo sociale ovvero di una determinata area territoriale, distinguiamo il “capitale sociale intergruppo” (bridging), vale a dire quello che sviluppa dei links tra i soggetti appartenenti a un determinato gruppo sociale (che ha favorito l’accumulazione) e i soggetti non appartenenti a tale gruppo, dal “capitale sociale intragruppo” (bonding), laddove il capitale sociale costituisce un ‘‘bene di club’’ per i soggetti che condividono l’appartenenza al gruppo stesso, essendoci una netta linea di demarcazione tra soggetti intra gruppo e soggetti extra gruppo.

Il settore non profit favorisce l’accumulazione di social capital sia di tipo bridging sia di tipo bonding.

Tuttavia, pur riconoscendo che la presenza di un elevato stock di fiducia generalizzata sia condicio necessaria (anche se non sufficiente) affinché si abbia un’economia di mercato efficiente e stabile, il filosofo Martin Hollis paventa la possibilità della verificazione del c.d. ‘‘paradosso della fiducia’’, per cui all’aumentare della fiducia, aumenta il progresso della società, i cui membri diventano sempre più razionali e quindi più “strumentali” nei comportamenti, e quindi meno capaci di dare e ricevere fiducia: lo sviluppo della società, pur ‘‘alimentandosi’’ di fiducia, determina il venir meno delle condizioni necessarie perché si produca fiducia medesima.

A questo punto, risulta evidente un problema di ‘‘sostenibilità’’ delle economie di mercato: come fare in modo che il loro sviluppo non porti alla loro autodistruzione? Come evitare il paradox of trust hollisiano?

E qui entrano in ballo le ONP; sono proprio loro a garantire il mantenimento e anzi l’incremento dello stock di ‘‘capitale fiduciario’’, e ciò grazie al loro orientamento alla mission, piuttosto che al profitto, selezionando e alimentando nella società motivazioni comportamentali di natura non strumentale.

Inoltre, il settore non profit spiega importanti effetti positivi indiretti. Basti pensare al suo contributo all’incremento di interesse e sensibilità con riferimento al tema della Responsabilità Sociale di Impresa (RSI) in ambito for profit, e, quindi, alla ‘‘produzione’’ di fiducia per il tramite di soggetti, che pur modificando notevolmente il proprio profilo identitario, conservano, sostanzialmente, un assetto organizzativo profit-oriented.

Marco Eugenio Di Giandomenico
5 settembre 2014

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