Nuova scoperta di Eni al largo della Costa d’Avorio: rafforzata la presenza in Africa occidentale
Novità positive sul fronte dell’approvvigionamento energetico, infatti la presenza di Eni in Africa occidentale sembra essere entrata in una nuova fase di consolidamento strategico da quando il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha annunciato un’importante scoperta offshore al largo della Costa d’Avorio, confermando il peso crescente del Paese africano nella geografia energetica del gruppo italiano.
La scoperta in questione, denominata Calao South, è stata realizzata attraverso la perforazione del pozzo esplorativo Murene South-1X, nel Blocco CI-501, e da quanto comunica la società rappresenterebbe il secondo ritrovamento più grande del Paese dopo il giacimento di Baleine. Le stime parlano di volumi fino a 140 miliardi di metri cubi di gas e 450 milioni di barili di condensato, pari a circa 1,4 miliardi di barili equivalenti di petrolio, confermando così il potenziale del cosiddetto complesso di canale di Calao, area considerata ad alta redditività esplorativa e preziosissima soprattutto in questo momento storico.
Per quanto riguarda la Costa d’Avorio, ad oggi, Eni controlla circa il 90% del blocco CI-501, mentre il restante 10% è detenuto da Petroci Holding, la compagnia statale ivoriana. Questa struttura societaria evidenzia così anche la dimensione geopolitica dell’operazione, poiché non si tratta solo di una scoperta dirimente a livello industriale, ma di una partnership strategica con un Paese sempre più centrale negli equilibri energetici regionali. La nuova scoperta infatti si inserisce in un percorso iniziato nel 2015, quando Eni ha avviato le prime attività nel Paese, soprattutto con il grande progetto di Baleine, il più importante ritrovamento di idrocarburi nella storia della Costa d’Avorio, che oggi produce oltre 62 mila barili di petrolio al giorno e più di 2 milioni di metri cubi di gas, e sembra avere ancora esponenziali margini di aumento.
La nuova scoperta al largo della Costa d’Avorio, unita a quella già annunciata in Angola attraverso la joint venture Azule Energy con BP, mostra chiaramente il riposizionamento strategico di Eni sull’Africa occidentale, più che mai necessario in una fase in cui l’Europa cerca nuove fonti di approvvigionamento energetico e una minore dipendenza dalle aree geopolitiche più tradizionali che, come in un effetto domino preannunciato, si sono rivelate instabili.




