Crisi, anche la Germania frena. Pil a -0,2%

Crisi, anche la Germania frena. Pil a -0,2%

European and German flag

Dopo due anni, anche l’economia tedesca tira il freno a mano. Il Pil della Germania, considerata il motore economico d’Europa, ha fatto registrare un -0,2% nel secondo trimestre 2014 rispetto al trimestre precedente. È il primo dato negativo dal 2012. Lo stima l’Ufficio federale di statistica, che sottolinea come la flessione sia in buona parte dovuta al contributo negativo del commercio estero e al calo degli investimenti. Il dato (seppur anch’esso una previsione) è peggiore rispetto alle attese, che indicavano una possibile flessione dello 0,1%. La crescita del primo trimestre dell’anno in corso rispetto all’ultimo del 2013 è stata rivista dal +0,8 al +0,7%. Tageszeitung spiega che la tendenza è ancora peggio di quanto sembri dal momento che in questo trimestre, e non era mai accaduto, la Germania aveva ottemperato alla direttiva europea che impone di calcolare nel Pil anche i rilevamenti «illegali» sul mercato della prostituzione, su quello delle droghe e sul lavoro nero.

Sulla frenata dell’economia tedesca pesa, comunque, un fattore stagionale legato all’inverno insolitamente caldo, tanto che gli economisti sono d’accordo su una ripresa nella seconda metà dell’anno, anche se non tale da trainare l’Eurozona: «Con le tensioni geopolitiche che non si raffreddano, è poco probabile che la crescita europea acceleri nella seconda metà d’anno», avverte Peter Vanden Houte, un economista di Ing. Il pericolo incombente è la guerra delle sanzioni con Mosca e il rallentamento di molti paesi emergenti destinatari dell’export di Berlino, cui molti chiedono di spingere gli investimenti pubblici.

A risentire della flessione dell’economia tedesca è, dunque, tutta l’Eurozona, che deve ora fare i conti con le frenate delle tre economie più grandi, Francia, Italia e Germania, appunto.
L’Italia, in recessione (due trimestri consecutivi in negativo), è in realtà fra i Paesi più in difficoltà; tuttavia, la tendenza europea è tale da spingere il premier Matteo Renzi ad affermare che «non c’è una situazione di crisi dell’Italia rispetto all’Eurozona», e che «ora la situazione è cambiata, l’intera Eurozona vive una fase di stagnazione».

Giuseppe Ferrara
15 agosto 2014

 

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