Benzina alle stelle? Aumentano le accise?

Vi sveliamo quali sono le imposte che paghiamo e che fanno il costo della benzina

Una notizia bella e una brutta per tutti gli italiani. Quella bella è che il 2012 si è aperto con una suggestiva pioggia di stelle cadenti che ha tenuto tutti con il naso all’insù. Uno spettacolo unico ed emozionante, allietato dalla voglia di esprimere desideri di speranza e fiducia nel futuro, dopo le pesanti misure di austerità, “Lacrime e sangue”, intraprese dal governo.

La notizia brutta è che lo sciame meteorico non è stato l’unico a “fiammeggiare” dinanzi ai nostri occhi. Dal primo dell’anno, i prezzi dei carburanti sono letteralmente esplosi, facendo schizzare il prezzo al consumo della benzina alla incredibile cifra di 1,733 euro al litro, con valori che hanno toccato quota 1,775, soprattutto al centro-sud. Colpa dei rialzi delle addizionali sulle accise che hanno interessato cinque regioni: Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Marche e Lazio.

Nelle Marche, l’aumento decretato dalla Regione, servirà per iniziare a far fronte ai danni provocati dalle alluvioni. Si tratta senza alcun dubbio dell’incremento più consistente in Italia, con listini più cari di circa  0,91 euro al litro. Contro questi aumenti indiscriminati divenuti insostenibili per gli automobilisti, si sono mobilitate le principali associazioni dei consumatori, quelle aderenti al CASPER, il Comitato contro le speculazioni per il risparmio,  che riunisce nomi, come: Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione Nazionale Consumatori. Decise per il 5 e 6 gennaio due giornate di “sciopero della benzina”, durante le quali tutti i cittadini sono stati invitati ad astenersi dal fare rifornimento, come forma di protesta contro i continui rincari delle accise. In preparazione anche una denuncia penale contro le speculazioni sui prezzi dei carburanti.

Sembrerà assurdo, ma molte di queste tasse (l’accisa altro non è che un’imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo) furono introdotte temporaneamente per far fronte a eventi di carattere eccezionale e nonostante siano venute meno le cause per cui sono state apposte, oggi risultano ancora vigenti. Quali sono questi avvenimenti straordinari? Eccoli qua:
0,1 centesimi di euro (1,90 lire) per la guerra di Abissinia del 1935;
0,7 centesimi di euro (14 lire) per la crisi di Suez del 1956;
0,5 centesimi di euro (10 lire) per il disastro del Vajont del 1963;
0,5 centesimi di euro (10 lire) per l’alluvione di Firenze del 1966;
0,5 centesimi di euro (10 lire) per il terremoto del Belice del 1968;
5,1 centesimi di euro (99 lire) per il terremoto del Friuli del 1976;
3,9 centesimi di euro (75 lire) per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
10,6 centesimi di euro (205 lire) per la missione in Libano del 1983;
1,1 centesimi di euro (22 lire) per la missione in Bosnia del 1996;
2,0 centesimi di euro (39 lire) per rinnovo contratto autoferrotranvieri 2004;
0,5 centesimi di euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
0,71 a 0,55 centesimi di euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
4,0 centesimi di euro per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011;
0,89 centesimi di euro per far fronte all’Alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
8,2 centesimi di euro per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011. A questi valori dobbiamo infine sommare l’imposta di fabbricazione, pari a 70,42 centesimi di euro per la benzina e 59,32 per il diesel nonché l’IVA al 21%, che grava per circa 15 centesimi di euro nel primo caso e 12 nel secondo. E per concludere, dal 1999, le Regioni possono a loro volta tassare ulteriormente i carburanti.
Insomma, sembra proprio che siamo di fronte a un invito implicito a parcheggiare l’auto per andare a piedi o in bicicletta, alla riscoperta degli splendidi paesaggi che abbiamo intorno e che spesso non vediamo.

di Roberto Mattei

2 gennaio 2012

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