Ricerca Banca MPS sull’inflazione nella zona euro: soluzione difficile ma necessaria

È l’erosione del potere d’acquisto a preoccupare di più i consumatori, logorati dal trend rialzista di una inflazione che tocca quota 3%, ormai oltre la soglia di sostenibilità (2%) stabilita dalle autorità. Ma se il rischio della recessione adombra il futuro dell’Europa, scossa dalla crisi del debito e dalle tensioni sul mercato interbancario, quella di tagliare il costo del denaro si mostra come l’estrema ratio, inevitabile, secondo la BCE, per la cura economica del vecchio continente. E mentre i prezzi continueranno a salire, l’allentamento delle condizioni monetarie proseguirà fino al primo trimestre 2012, quando anche il rallentamento del ciclo di Francia e Germania sarà più evidente, portando a un ulteriore taglio di 25 basis point.

È quanto si attendono all’area Research di Banca Monte dei Paschi di Siena sui prossimi scenari economici della zona euro a seguito delle mutate condizioni monetarie.   
Due le ragioni individuate dai tecnici della Banca per spiegare l’intervento europeo. Da una parte le conseguenze disastrose di un rischio insolvenza che si estende oltre il mercato greco, sottoposto a un default pilotato con haircut superiore a quanto concordato al livello europeo, interessando anche altri paesi dell’area, Italia in primis, il cui debito pubblico “commerciabile” è pari a oltre 1500 miliardi di euro. In questi casi, paradossalmente, l’inflazione si trasformerebbe in un un valido alleato per ridurre i rendimenti reali e consentire un sostenibile aggiustamento dei conti pubblici, soprattutto in contesti di bassa crescita o addirittura crescita negativa (-7,34% a/a e -1,01% il Pil della Grecia e del Portogallo rispettivamente nel secondo trimestre del 2011). Dall’altra a pesare è la forte crisi di fiducia che impedisce agli istituti di credito di scambiarsi flussi sull’interbancario, nonostante le iniezioni di liquidità intraprese dalla Bce che, con le operazioni di mercato aperto, ha iniettato quasi 600 miliardi di euro.
Pesanti gli effetti di contrazione sui consumi delle famiglie. Dopo il calo del potere di acquisto registrato nel biennio 2008-2009, il dato è tornato a ridursi su base tendenziale (-0,3% nel secondo trimestre 2011) e la recente accelerazione dei prezzi al consumo (3,4% anno su anno il Nic di ottobre) continuerà a pesare sulla spesa personale. Secondo le stime dell’Area Research di Banca Monte dei Paschi di Siena nel 2012 i consumi privati torneranno a contrarsi (-0,4%, rispetto al +1% nei primi 6 mesi del 2011).

di Iacopo Bernardini

6 novembre 2011

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