Carburanti, taglio di 25 centesimi alle accise: lo sconto durerà venti giorni
Approvato mercoledì sera in tempi record, il cosiddetto “decreto carburanti” è entrato in vigore già giovedì 19 marzo. Il provvedimento dispone un taglio di 25 centesimi al litro sulle accise di benzina e diesel, ma con una finestra temporale limitata: l’agevolazione resterà in vigore soltanto fino al 7 aprile, venti giorni di respiro per automobilisti e imprese, in attesa che il governo valuti l’evoluzione dei mercati e le prossime mosse in sede europea.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha illustrato il meccanismo al TG1 definendolo una misura “anti – speculazione”, pensata per ancorare il prezzo del carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio e per sanzionare chi dovesse discostarsene. Secondo il governo Meloni, parte della responsabilità dei rincari ricade su distributori e compagnie energetiche, accusati di approfittare della situazione per gonfiare i propri margini.
Il decreto impone alle compagnie petrolifere di comunicare quotidianamente ai gestori i prezzi consigliati, rendendoli pubblici sui propri siti e trasmettendoli sia al Garante per la sorveglianza dei prezzi sia all’Antitrust. L’obiettivo è rendere più trasparente e tracciabile la formazione dei listini.
Tuttavia, le sanzioni previste non colpiscono chi applica prezzi superiori all’andamento reale della materia prima, bensì chi viola l’obbligo di comunicazione: la multa è fissata allo 0,1% del fatturato giornaliero. Una misura che ha subito scatenato le critiche dell’opposizione. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha parlato di “beffa”: «Il fatturato giornaliero dei carburanti è pari a circa 200 milioni di euro — ha dichiarato — la sanzione massima ammonterebbe ad appena 200mila euro. Una cifra irrisoria. Una vergogna».
Il decreto introduce anche un credito d’imposta del 28% riservato agli autotrasportatori che utilizzano veicoli Euro 5 o superiori, con l’intento di contenere i costi della logistica e scongiurare che i rincari si riversino sui prezzi delle merci al consumo. Un beneficio analogo, nella misura del 20%, è riconosciuto alle imprese del settore della pesca. Da marzo a maggio, lo Stato rimborserà così parte delle spese per il gasolio sotto forma di sgravio fiscale sulle imposte dovute.
Sul fronte delle risorse, il governo ha scelto una strada diversa da quella percorsa dal governo Draghi nel 2022, quando fu introdotta la cosiddetta “accisa mobile”. Questa volta i fondi arrivano dai bilanci dei ministeri: 127,5 milioni a carico del Ministero dell’Economia, 96,5 da quello delle Infrastrutture, 86 dalla Salute, 30 dal Viminale, fino ai 25 milioni tagliati all’Università e ai 16,6 al Lavoro.
Sullo sfondo rimane una questione di lungo periodo. L’Italia è il paese dell’Unione Europea con le accise più elevate sul diesel e il secondo per quelle sulla benzina, dopo i Paesi Bassi. Il tema di un loro abbassamento strutturale è ciclicamente al centro del dibattito politico, ma le difficoltà sono reali: le accise garantiscono allo Stato un gettito fiscale consistente, difficile da sostituire, e svolgono anche una funzione di disincentivo al consumo di combustibili fossili, tra i principali responsabili delle emissioni climalteranti.
Il decreto, dunque, offre un sollievo immediato ma circoscritto. Spetterà alle prossime settimane — e alle trattative europee — stabilire se si tratti dell’inizio di una strategia più ampia o di un semplice cerotto su una ferita che rimane aperta.




