Trump cancella la “endangerment finding”: via libera alle emissioni
Il 12 febbraio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Lee Zeldin, direttore dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (Environmental Protection Agency, EPA), hanno annunciato una decisione destinata a far discutere a lungo. «Con effetto immediato abroghiamo la ridicola endangerment finding e mettiamo fine a tutti gli ulteriori standard sulle emissioni verdi imposti inutilmente sui modelli di veicoli e sui motori tra il 2012 e il 2027 e oltre», hanno dichiarato, segnando un netto cambio di rotta nella politica ambientale americana.
Per capire cosa significa davvero questa scelta bisogna tornare indietro al 2009. In quell’anno l’EPA approvò la cosiddetta “endangerment finding”, cioè la “determinazione del pericolo”. Con questa decisione l’agenzia stabilì che sei gas serra, tra cui anidride carbonica e metano, rappresentano una minaccia per la salute pubblica e per il benessere delle generazioni presenti e future. In base a questa valutazione, il governo federale ottenne il potere di limitare le emissioni di questi gas facendo leva sul Clean Air Act, la storica legge federale sulla qualità dell’aria.
La “determinazione del pericolo” è stata per oltre quindici anni il pilastro delle politiche climatiche statunitensi. Da lì sono nati gli standard sulle emissioni delle automobili, i limiti per le centrali elettriche e una serie di regolamenti pensati per ridurre la quantità di gas serra immessi nell’atmosfera. L’obiettivo era chiaro: contenere il riscaldamento globale e gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, dagli incendi alle ondate di calore, fino agli uragani più intensi.
La comunità scientifica, sia negli Stati Uniti sia a livello internazionale, è ampiamente d’accordo nel ritenere che i gas serra contribuiscano in modo determinante all’aumento delle temperature globali. Secondo l’Environmental Defense Fund, organizzazione ambientalista americana, l’eliminazione della “endangerment finding” potrebbe portare a un aumento delle emissioni statunitensi fino al 10% nei prossimi trent’anni. Non solo: una minore regolamentazione rischierebbe di peggiorare la qualità dell’aria in molte città, con possibili ricadute sulla salute dei cittadini.
Trump, però, ha sempre avuto una posizione molto critica sulle politiche climatiche restrittive. Più volte ha sostenuto che le norme ambientali troppo severe penalizzano l’economia americana e favoriscono i concorrenti stranieri. Anche per questo, durante il suo mandato, gli Stati Uniti si sono già ritirati dall’Accordo di Parigi sul clima, suscitando forti reazioni a livello internazionale.
Secondo l’amministrazione Trump, i gas serra non risponderebbero ai criteri previsti dal Clean Air Act per giustificare un intervento così ampio. L’argomento centrale è che la legge consentirebbe di limitare solo quegli inquinanti che rappresentano un pericolo diretto e immediato per la salute delle persone nelle vicinanze della fonte di emissione. I gas serra, invece, hanno effetti globali e a lungo termine, e quindi, secondo questa interpretazione, non rientrerebbero nello spirito originario della norma.
Le conseguenze della decisione non sono solo ambientali, ma anche economiche. L’abolizione dei limiti sulle emissioni delle automobili rappresenta una boccata d’ossigeno per l’industria automobilistica tradizionale, che negli ultimi anni ha dovuto investire miliardi nella transizione verso l’elettrico. Allo stesso tempo, il settore dei combustibili fossili, petrolio, gas e carbone, potrebbe beneficiare di un contesto normativo più favorevole.
La partita, però, è tutt’altro che chiusa. Diversi Stati e numerose organizzazioni ambientaliste hanno già annunciato battaglia legale. È molto probabile che la questione finisca davanti ai tribunali federali e, forse, alla Corte Suprema. Il nodo sarà stabilire se l’EPA possa davvero cancellare una decisione che per anni ha rappresentato la base giuridica della regolamentazione climatica negli Stati Uniti.
Nel frattempo, le aziende che operano a livello globale si trovano in una posizione delicata: se negli Stati Uniti le regole dovessero diventare meno rigide, mentre in Europa e in altri Paesi restano in vigore standard ambientali severi, questo potrebbe creare un doppio binario normativo, con effetti sulle strategie industriali e sugli investimenti.
Al di là degli aspetti tecnici e legali, la revoca della “endangerment finding” è soprattutto un segnale politico. Indica una visione precisa del rapporto tra crescita economica e tutela dell’ambiente, e riapre un dibattito che negli Stati Uniti, e non solo, resta profondamente divisivo. Nei prossimi mesi si capirà se questa scelta segnerà davvero una svolta duratura o se sarà bloccata nelle aule di tribunale.




