Groenlandia, il prezzo di essere un’isola così strategica
La Groenlandia non è in vendita, ma è da tempo nei pensieri di Donald Trump. Già durante il suo primo mandato, nel 2019, aveva espresso apertamente l’idea di acquistare l’isola, suscitando reazioni perplesse a livello internazionale. Un’ipotesi che oggi sembra riaffacciarsi con maggiore convinzione, tanto che Trump ha paragonato l’operazione a una «grande operazione immobiliare».
Ma perché la Groenlandia è così importante per Trump e per gli Stati Uniti? La Groenlandia è la più grande isola del mondo: con una superficie di circa 2.175.600 chilometri quadrati, si trova tra l’Atlantico settentrionale e l’Artico, fra Canada e Islanda. L’84 per cento del suo territorio è coperto dai ghiacci e conta circa 60.000 abitanti, concentrati prevalentemente lungo le coste sud-occidentali. L’isola è un territorio autonomo del Regno di Danimarca ed è spesso descritta come il più grande territorio “dipendente” esistente: Copenaghen mantiene infatti le competenze in materia di politica estera e difesa. Negli ultimi anni, la Danimarca ha rafforzato la propria presenza nell’Artico, aumentando le attività di sorveglianza e intelligence.
L’interesse statunitense per la Groenlandia non è recente. Già nel 1951, in piena Guerra Fredda, Danimarca e Stati Uniti firmarono un accordo che prevedeva la cooperazione nella difesa militare dell’isola, parte della NATO in quanto territorio danese. L’intesa consentiva agli Stati Uniti di costruire basi e di muovere liberamente truppe e mezzi sul territorio groenlandese, previa consultazione con il governo locale e quello danese. È proprio grazie a questo accordo che esiste ancora oggi una presenza militare statunitense sull’isola, sebbene fortemente ridimensionata rispetto al passato. Per lo stesso motivo, il governo danese considera inammissibile qualsiasi ipotesi di “vendita” o annessione della Groenlandia, pur dichiarandosi disponibile ad aumentare la cooperazione militare con Washington per tutelarne gli interessi strategici.
La posizione geografica dell’isola rende la Groenlandia un punto chiave per il controllo degli accessi aerei e marittimi al Nord America e per la sorveglianza delle attività sottomarine russe nel Nord Atlantico. Tuttavia, l’interesse di Trump non è solo militare. L’isola è infatti ricca di risorse naturali, in particolare di metalli rari fondamentali per il settore tecnologico. Tra questi spiccano rame e litio, elementi essenziali per la produzione di batterie, veicoli elettrici e tecnologie avanzate.
Ma quanto “vale” la Groenlandia? Secondo i dati della Banca Mondiale, il PIL dell’isola si aggira intorno ai 3,3 miliardi di dollari, una cifra che però non riflette il suo potenziale valore economico complessivo. Se si considerassero le riserve di minerali, il valore stimato delle risorse naturali ammonterebbe a circa 4.400 miliardi di dollari: 1.700 miliardi legati a petrolio e gas — la cui estrazione è vietata dal 2021 per ragioni ambientali — e 2.700 miliardi riconducibili ai metalli, comprese le strategiche terre rare.
Secondo un’analisi del Financial Times, tenendo conto di questi fattori la valutazione complessiva della Groenlandia potrebbe arrivare a circa 1.100 miliardi di dollari. Più prudente la stima del think tank conservatore American Action Forum, che valuta il valore di mercato delle sole risorse minerarie intorno ai 200 miliardi di dollari, basandosi sulla ricchezza effettivamente estraibile e commerciabile. Tuttavia, includendo anche il valore strategico dell’isola — la posizione nell’Atlantico settentrionale, il ruolo nell’Artico e la rilevanza per la sicurezza e la proiezione militare — il costo teorico di un’acquisizione potrebbe salire fino a 3.000 miliardi di dollari.
In sintesi, se valutata esclusivamente per le sue materie prime, la Groenlandia varrebbe circa 200 miliardi di dollari; considerando invece il suo peso strategico globale, il prezzo potrebbe raggiungere cifre fino a 3.000 miliardi. Numeri e stime mostrano quanto la Groenlandia sia economicamente e strategicamente rilevante, soprattutto per le sue risorse naturali e per la posizione chiave nell’Artico. Tuttavia, al di là dei calcoli e delle valutazioni miliardarie, l’isola resta saldamente legata alla Danimarca e al suo attuale status internazionale. Una “operazione immobiliare” che, almeno per ora, resta soltanto sulla carta.




