Bilancio 2026, via libera del Senato: sgravi fiscali, rottamazione e nuove strette previdenziali
Martedì il Senato ha approvato la legge di bilancio per il 2026, segnando un passaggio cruciale dell’iter parlamentare di una manovra che il governo considera già sostanzialmente definita. La votazione finale alla Camera dei deputati è attesa per il 30 dicembre e i tempi estremamente ristretti lasciano pochi margini per modifiche significative. Per questo motivo, le misure contenute nel testo possono essere considerate, salvo sorprese dell’ultima ora, definitive.
Il cuore della manovra è rappresentato dalla riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) a favore del ceto medio, una scelta politica su cui l’esecutivo ha deciso di concentrare la parte più consistente delle risorse disponibili. In particolare, l’aliquota per i redditi compresi tra i 28mila e i 50mila euro lordi annui scende dal 35 al 33 per cento. Per i contribuenti che percepiscono redditi pari o superiori a 50mila euro, il beneficio si traduce in un aumento dello stipendio netto di circa 440 euro all’anno, pari a poco più di 37 euro al mese. Il vantaggio si riduce progressivamente per chi si colloca nelle fasce di reddito inferiori, fino ad azzerarsi per chi guadagna 28mila euro annui. A questa misura sono destinati circa 2,9 miliardi di euro, su un totale di 22 miliardi che compongono l’intera manovra finanziaria.
Accanto al taglio dell’IRPEF arriva anche la cosiddetta “pace fiscale”, fortemente sostenuta dalla Lega, che si concretizza con l’introduzione della rottamazione quinquies. Il provvedimento consente ai contribuenti di estinguere i debiti derivanti da omessi versamenti di imposte o contributi previdenziali, notificati tramite cartelle esattoriali nel periodo compreso tra il 2000 e il 2023. Il pagamento potrà avvenire in un’unica soluzione oppure in forma rateizzata, fino a un massimo di 54 rate bimestrali distribuite nell’arco di nove anni. In caso di rateizzazione, il tasso di interesse applicato scende dal 4 al 3 per cento. Secondo le stime del governo, questa misura dovrebbe garantire un gettito complessivo di circa 9 miliardi di euro nel periodo 2026-2036.
Sul fronte della fiscalità finanziaria, la manovra prevede anche un inasprimento della Tobin tax, l’imposta sui trasferimenti di proprietà di azioni e altri strumenti finanziari partecipativi. A partire da gennaio, l’aliquota raddoppia, passando dallo 0,2 allo 0,4 per cento, con l’obiettivo di incrementare le entrate e riequilibrare il carico fiscale su alcune operazioni di mercato.
Non mancano, tuttavia, misure considerate più penalizzanti, in particolare sul fronte previdenziale. L’età pensionabile, ferma da tempo a 67 anni, subirà un graduale innalzamento: aumenterà di un mese nel 2027 e di ulteriori due mesi nel 2028. Anche i requisiti per la pensione anticipata diventeranno più stringenti. Nel 2027 saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne; nel 2028 i requisiti saliranno rispettivamente a 43 anni per gli uomini e a 42 anni e un mese per le donne.
Un’altra novità rilevante riguarda il trattamento di fine rapporto (TFR). La platea delle aziende obbligate a conferire il TFR al fondo INPS sarà progressivamente ampliata. Nel biennio 2026-2027 l’obbligo interesserà le imprese con almeno 60 dipendenti, per poi estendersi a quelle con 50 dipendenti e, a partire dal 2032, anche alle aziende più piccole con almeno 40 addetti. Inoltre, da luglio scatterà il meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti, che avranno 60 giorni di tempo per esprimere un’eventuale scelta diversa.
Infine, la manovra dedica un capitolo importante al sostegno delle imprese. Sono stati stanziati circa 3,5 miliardi di euro per il credito d’imposta legato ai programmi “Transizione 5.0”, alla precedente “Transizione 4.0” e alla Zes unica per il Mezzogiorno. Il maxi-emendamento introduce anche una proroga significativa dell’iper ammortamento, estendendo il termine per la fruizione dell’incentivo dal 31 dicembre 2026 al 30 settembre 2028. La misura riguarda gli investimenti in beni strumentali “made in UE” effettuati nel triennio 2026-2028. Parallelamente, il governo ha deciso di ridimensionare il perimetro degli incentivi, eliminando il sistema di maggiorazioni delle aliquote per gli investimenti “green” che era stato ipotizzato nelle prime bozze della manovra.




