Finanza sotto inchiesta: Caltagirone, Milleri e Lovaglio indagati a Milano
La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati tre figure di primo piano della finanza e dell’imprenditoria italiana: l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Luxottica e della holding lussemburghese Delfin, Francesco Milleri, e l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio. L’accusa ipotizzata è duplice: aggiotaggio e ostacolo alle Autorità di vigilanza. Contestualmente risultano indagate, come persone giuridiche, le società Delfin, riconducibile alla famiglia Del Vecchio, e il gruppo Caltagirone.
L’inchiesta è legata alla maxi-operazione finanziaria conclusa il 23 settembre scorso, con la quale MPS ha rilevato l’86,3% di Mediobanca attraverso un’offerta pubblica di scambio (OPS) del valore di 13,5 miliardi di euro. Un’operazione che ha sorpreso il mercato per le sue dimensioni e per il ribaltamento degli equilibri nel sistema finanziario italiano.
Secondo i magistrati milanesi, coordinati dall’aggiunto Roberto Pellicano e dai sostituti Giovanni Polizzi e Luca Gaglio, gli indagati avrebbero discusso e pianificato l’operazione prima della comunicazione ufficiale al mercato, e addirittura senza informare tempestivamente gli organismi di vigilanza competenti: Consob, Banca Centrale Europea e IVASS.
L’aggiotaggio, nel diritto penale italiano, riguarda la diffusione di notizie false o la realizzazione di operazioni destinate ad alterare artificialmente il valore di strumenti finanziari. Secondo l’ipotesi accusatoria, la mancata trasparenza nella fase preparatoria avrebbe potuto influenzare il prezzo dei titoli coinvolti, soprattutto considerando che sia Delfin sia il gruppo Caltagirone sono contemporaneamente azionisti di Mediobanca, l’istituto acquisito, e di MPS, la banca acquirente.
Il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha acquisito documenti, messaggi e mail ritenute utili all’indagine, aggiungendole al materiale raccolto nei mesi precedenti. Le perquisizioni hanno interessato per ora solo MPS, che in una nota ha confermato «di aver ricevuto notizia del decreto di perquisizione» e che un avviso di garanzia è stato notificato all’amministratore delegato Lovaglio.
La banca senese ha espresso «piena fiducia nelle Autorità competenti» e ha assicurato «completa collaborazione», ribadendo la convinzione di poter dimostrare la correttezza del proprio operato. La reazione del mercato, tuttavia, è stata immediata: il titolo MPS ha perso circa il 5% subito dopo la diffusione delle notizie giudiziarie.
Sul fronte delle società, Delfin ha dichiarato che il Consiglio di amministrazione «afferma all’unanimità la totale estraneità dei propri membri ai fatti contestati», sostenendo di aver sempre agito nel pieno rispetto delle normative. Analoga posizione è stata espressa dal gruppo Caltagirone, che si è detto «certo dell’assoluta correttezza dell’operato dei propri esponenti», sottolineando la trasparenza nei rapporti con le Autorità di vigilanza.
La vicenda non è rilevante solo per gli aspetti giudiziari. L’acquisizione di Mediobanca da parte di MPS ha infatti provocato scalpore per diverse ragioni. La prima riguarda le dimensioni: Mediobanca è storicamente più solida e di maggior peso finanziario rispetto a MPS, che solo negli ultimi anni ha completato un difficile percorso di risanamento dopo una lunga crisi.
La seconda ragione, forse la più strategica, riguarda la struttura azionaria. L’OPS ha fissato la soglia di successo al 35%, percentuale corrispondente alla quota detenuta proprio dal blocco Caltagirone-Delfin. Controllare Mediobanca significa influire sulle sorti di Generali, gigante assicurativo di cui Mediobanca detiene il 13,5%. Caltagirone e Delfin possiedono già rispettivamente il 6,8% e il 10% del gruppo triestino: un fronte che si avvicina al 30% del capitale.
Per molti osservatori, l’operazione è stata quindi interpretata come una mossa per consolidare un blocco di comando su Generali, più che come una semplice fusione bancaria.
L’inchiesta della Procura dovrà ora chiarire se gli indagati abbiano realmente violato le norme di mercato e di vigilanza o se le accuse cadranno di fronte alla documentazione che le parti promettono di fornire. Nel frattempo, la vicenda continua a scuotere il settore finanziario italiano e ad alimentare interrogativi sulle dinamiche che hanno portato a una delle operazioni più sorprendenti degli ultimi anni.




