Manovra: ridotti i tagli al cinema, da 190 a 150 milioni
Il finanziamento al Fondo per il cinema e l’audiovisivo previsto dalla manovra bollinata si ridurrà l’anno prossimo di 150 milioni rispetto ai 190 milioni prospettati nella prima bozza del ddl di bilancio. Nel 2027 il taglio sarà invece di 200 milioni anziché 240 come inizialmente ipotizzato.
La sottosegretaria Lucia Borgonzoni, con delega al cinema e all’audiovisivo, aveva assicurato che non ci sarebbero stati tagli e, infatti, ha scritto una mail al ministro Giuli, indirizzandola anche alla premier Meloni e al Ministro Giorgetti, affinché si ripensasse a dei tagli così consistenti sul settore, già in bilico e in lenta ripresa. Il Fondo rappresenta il pilastro del tax credit, poiché sostiene almeno il 40% dei costi di produzione e consente ai progetti di poter accedere a capitali privati e internazionali, avere una disposizione ridotta, anche nei prossimi anni, rischia di compromettere accordi, distribuzione e tutto ciò che è afferente al settore cinematografico.
“Sarebbe stata una buona notizia se il taglio al Fondo per il cinema fosse stato azzerato, ma la riduzione della cifra in manovra di bilancio, da 190 a 150 milioni nel 2026 e da 240 a 200 milioni nel 2027, cambia di poco la prospettiva per le piccole produzioni che si troveranno nei prossimi anni in enorme difficoltà a causa del taglio”. Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra. “Un taglio – continua la deputata rossoverde della commissione Cultura di Montecitorio – che metterà a rischio migliaia di posti di lavoro nel cinema italiano. Ridurre il sostegno a un settore che fa grande l’Italia nel mondo è un errore dal punto di vista sociale, culturale e strategico per il futuro del paese. Lo fanno per penalizzare un comparto ritenuto ostile, usando ancora una volta la riduzione del finanziamento alla cultura come una clava per colpire chi – conclude Piccolotti – contribuisce a sviluppare spirito critico”.
Si tratta di uno dei tagli al settore più significativi degli ultimi anni, supportato dai Ministri della Cultura e dell’Economia, Alessandro Giuli e Giancarlo Giorgetti. Qualora questa riduzione del tax credit, nato come incentivo per la produzione cinematografica in Italia che consentiva ai produttori di recuperare parte degli investimenti e, tra l’altro, emulato anche in Europa, dovesse essere davvero confermato, il settore precipiterebbe in una crisi senza precedenti, in cui a farne le spese sarebbero le maestranze, coloro che lavorano se ci sono i set su cui presenziare.
Il commento della Associazione Unita, Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo, sui social non è tardato: “I tagli al Fondo Cinema e Audiovisivo […] sono solo l’atto finale di un processo di smantellamento di un sistema economico e culturale come quello del cineaudiovisivo, capace di generare da decenni ricchezza, impiego, immaginario e prestigio per il nostro Paese. La riforma vessatoria del #TaxCredit, più volte inadeguatamente corretta, negli ultimi due anni ha portato alla completa cancellazione di una parte del settore, quella delle piccole e medie imprese indipendenti che, dati alla mano, ha generato un vero e proprio tracollo dei livelli occupazionali, anche se la narrazione ufficiale ha continuato a ignorare la realtà della vita di migliaia di lavoratori e lavoratrici del cinema, interpreti e maestranze” e continua con “I tagli annunciati causeranno una ripercussione sociale e sull’economia nazionale di proporzioni enormi: una ripercussione drammatica che il governo ha sottovalutato e che ha il dovere di scongiurare”.




