Dazi e dollaro debole frenano l’export Ue verso gli Usa
L’export Ue verso gli Usa è calato dell’8,7% su base annua nel periodo giugno-luglio, per l’effetto combinato del dollaro debole e dei dazi americani sull’import dal UE. Lo ha reso noto il Centro studi Confindustria, nella recente nota congiunturale, che ha evidenziato i fattori che penalizzano la competitività dei beni europei negli USA rispetto alle produzioni domestiche americane. La dinamica dell’import Usa dalla Ue risulta peggiore rispetto a quella, piatta, del totale dell’import USA, sostenuto dall’aumento degli acquisti da alcuni paesi asiatici, esclusa la Cina, per anticipare il rialzo dei dazi reciproci avvenuto nel mese di agosto. In generale il calo dell’import Usa dalla Ue e da altri importanti paesi fornitori risulta di valore analogo al livello effettivo dei dazi sui prodotti: sempre nel bimestre giugno-luglio, per esempio, gli acquisti dalla Cina sono crollati del 39,9%, in presenza di dazi medi del 37,7%.
La resilienza delle importazioni UE
Alla base del calo degli acquisti statunitensi, sia in termini di volumi sia di valori medi unitari dei beni importati, il Centro studi Confindustria individua due fattori. Il primo, una revisione dei prezzi da parte degli esportatori per compensare l’impatto delle tariffe. Il secondo, una tendenza complessiva verso un import di beni di valore unitario inferiore. Ma l’import dalla Ue è caratterizzato da produzioni di alta qualità, a cui i consumatori statunitensi sono abituati e che sono più difficili da sostituire.
Per questo le esportazioni europee sono relativamente più resilienti ai dazi nel breve periodo ma, se nel tempole tariffe dovessero persistere e la capacità produttiva Usa crescesse, è prevedibile un processo di sostituzione delle importazioni Ue. Va considerato, inoltre, che le previsioni danno un’economia Usa in fase di rallentamento a causa dell’aumento dei costi e dei prezzi legato ai dazi, oltre al taglio dei tassi dalla Fed che, indebolendo il dollaro, potrebbe frenare ulteriormente l’import statunitense.
In questo quadro europeo si inserisce l’export italiano oltreoceano, che nel mese di agosto ha registrato -21,1% su agosto 2024. Hopo un forte aumento nella prima parte dell’anno dovuto alla corsa degli approvvigionamenti pre-dazi, ha contribuito per più di due terzi alla caduta dell’export extra-UE.
Confindustria fronteggia i dazi
Nel medio periodo, sempre secondo stime di Confindustria, i nuovi dazi potrebbero ridurre le vendite italiane negli Stati Unitiper circa 16,5 miliardi (rispetto a uno scenario senza tariffe), pari al 2,7% dell’export totale e a soffrire maggiormente sarebbero i settori trainanti del manifatturiero. Autoveicoli (il più colpito in percentuale sull’export settoriale), alimentari e bevande, macchinari, pelli e calzature. Inoltre, le perdite si amplificano se si considerano anche gli effetti indiretti, lungo le catene di produzione europee.
Ma oltre agli effetti a breve, all’orizzonte si profila anche un’altra minaccia, quella di vedere trasferite alcune produzioni direttamente negli Usa, con il rischio per l’industria europea di perdere settori strategici del proprio tessuto produttivo. Questo richiederà, persistendo l’incognita dei dazi, adeguate misure di politica industriale per difendere e valorizzare le produzioni che vengono realizzate nel nostro Paese.




