Mediobanca, l’era Nagel si chiude dopo 22 anni: dimissioni dell’amministratore delegato
Dopo oltre due decenni alla guida, Alberto Nagel ha rassegnato le dimissioni da amministratore delegato di Mediobanca. La decisione, maturata in concomitanza con le dimissioni dell’intero Consiglio di amministrazione, giunge in un momento cruciale: la recente acquisizione da parte di Monte dei Paschi di Siena, che ha conquistato oltre il 60% del capitale dell’istituto milanese. Una mossa che Nagel aveva osteggiato con forza, e che oggi segna la fine di un’epoca.
L’addio è stato annunciato tramite una lunga lettera indirizzata ai 6.200 dipendenti, inviata poco prima della riunione del CdA. Nel messaggio, Nagel ha tracciato un bilancio personale e professionale dei suoi 22 anni ai vertici della banca: “È stato un percorso fatto di delusioni, crescita e dedizione”, ha scritto. I numeri confermano la portata della sua eredità: sotto la sua guida Mediobanca ha distribuito 8,5 miliardi di dividendi agli azionisti, quadruplicato i ricavi e più che raddoppiato l’utile. L’istituto è riuscito inoltre ad attraversare indenne la crisi finanziaria del 2008 e quella del debito sovrano del 2011, senza mai ricorrere ad aumenti di capitale.
Nagel, che ha maturato il diritto a ricevere 3,2 milioni di azioni Mediobanca, ne ha già venduto circa due terzi sul mercato, incassando circa 44 milioni di euro. Un’operazione che testimonia la liquidità creata grazie alla crescita del titolo negli anni della sua gestione. Anche altri vertici hanno seguito lo stesso percorso: il presidente Renato Pagliaro ha ceduto 100 mila azioni per un valore di 2,1 milioni di euro, mentre il direttore generale Francesco Saverio Vinci ha incassato circa 8,5 milioni.
Nella lettera, Nagel ha citato Orazio: “Graecia capta ferum victorem cepit” (“la Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore”), un parallelismo che richiama la conquista di Mediobanca da parte di Mps come un rovesciamento di ruoli e poteri.
Il manager ha poi rivendicato la peculiarità del modello Mediobanca: “Oggi possiamo dire che la nostra banca è diversa da molte altre ed è specializzata in business complessi, dove ha una presenza di mercato solida e prospettive di crescita. Ma quello che più conta è che ha conservato la sua cultura identitaria, il suo brand e il patrimonio di valori ereditato da banchieri straordinari come Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi”.
Infine, un saluto ai colleghi: “Vi attendono nuove sfide che sono certo saprete affrontare insieme, preservando cultura e diversità che vi rendono unici. La nuova proprietà non potrà prescindere dal valorizzare il vostro patrimonio di professionalità”.
Il futuro di Mediobanca sarà al centro della prossima assemblea degli azionisti, convocata per il 28 ottobre. Entro il 3 ottobre dovranno essere presentate le liste dei candidati per la successione di Nagel e del presidente Pagliaro. La sfida che si apre ora è ridisegnare l’immagine di Mediobanca, trovando un equilibrio tra il prestigio di una lunga tradizione e le nuove esigenze poste da un mercato in continua evoluzione.




