Poste diventa primo azionista di Tim: via libera dall’Antitrust senza condizioni
Il 3 settembre è arrivato il verdetto tanto atteso sull’operazione Poste-Tim. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha dato il suo pieno consenso all’operazione di acquisizione del 15% delle azioni del gruppo Tlc da parte di Poste Italiane. Si legge nella nota diffusa da Poste che “l’AGCM ha deliberato di approvare senza condizioni l’operazione e, dunque, di non procedere all’avvio dell’istruttoria, in quanto essa non ostacola in misura significativa la concorrenza effettiva nei mercati interessati e non comporta la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante”.
Una decisione che consente al colosso guidato da Matteo Del Fante di consolidare ulteriormente il proprio ruolo nel panorama delle telecomunicazioni italiane.
Con questa mossa, Poste Italiane porta la sua quota complessiva in Tim al 24,81%. Il gruppo già deteneva una partecipazione del 9,81% e, con l’acquisto del pacchetto del 15% da Vivendi, diventa così il primo azionista della compagnia telefonica. Un passaggio cruciale che, oltre a rafforzare la presenza di Poste in Tim, apre la strada a una maggiore influenza sulle scelte di governance. Finora, infatti, mancava l’autorizzazione dell’AGCM per potersi esprimere sul consiglio di amministrazione della società. Anche se non sono previsti cambiamenti immediati, il via libera dell’Autorità apre scenari di riassetto nella gestione del gruppo.
Dal 2026 è già previsto il trasferimento della rete di PosteMobile, che attualmente si appoggia a Vodafone, verso l’infrastruttura di Tim. Una scelta che mira a creare sinergie industriali e a rafforzare la collaborazione, ma non solo: sono in corso valutazioni per possibili partnership in diversi settori, dalle telecomunicazioni ai servizi digitali, passando per finanza, assicurazioni ed energia. Un mosaico di opportunità che potrebbe ampliare il raggio d’azione di Poste e al tempo stesso contribuire al rilancio di Tim.
Il via libera dell’Antitrust assume anche una forte valenza politica e strategica. Lo Stato, attraverso Poste Italiane, rafforza infatti il proprio controllo indiretto su Tim, azienda considerata un’infrastruttura essenziale non soltanto per il mercato, ma anche per la sicurezza nazionale. Una scelta che ridisegna gli equilibri delle telecomunicazioni italiane, consolidando un asse pubblico-privato con ricadute che vanno oltre la dimensione economica.
I mercati hanno accolto con favore la notizia. Le azioni Tim hanno registrato un balzo superiore al 5%, segnale che gli investitori vedono nell’operazione un elemento di stabilità e di prospettiva per un gruppo che attraversa da tempo una fase complessa. Basti pensare che nel primo semestre del 2025 Tim ha chiuso con una perdita netta di 132 milioni di euro. Un risultato negativo, ma in netto miglioramento rispetto ai 646 milioni di rosso registrati nello stesso periodo del 2024.
In conclusione, l’operazione Poste-Tim rappresenta un passaggio decisivo per il futuro delle telecomunicazioni in Italia. Se da un lato garantisce stabilità a Tim e rafforza il controllo strategico dello Stato su un’infrastruttura cruciale, dall’altro apre scenari di collaborazione industriale che potrebbero produrre benefici concreti nei prossimi anni. Una mossa che segna non solo un nuovo equilibrio azionario, ma anche un cambio di passo nell’intero settore, chiamato a confrontarsi con le sfide della digitalizzazione e della competitività globale.




