Aumento dei costi aerei dovuti alla guerra
L’aviazione civile si è sempre dovuta confrontare con le guerre, e forse non esisterebbe se non fosse stato per i progressi ottenuti nella prima parte del Novecento con l’industria bellica, ma negli ultimi anni le difficoltà sono aumentate. Come mostra chiaramente una recente mappa di Flightradar24, uno dei principali servizi per tenere traccia del traffico aereo, tra Europa e Asia ci sono interi ed estesi paesi che le compagnie aeree preferiscono evitare, o che non possono proprio attraversare per via delle limitazioni imposte dalle autorità locali o da quelle della sicurezza del volo.
In Europa non si vola sull’Ucraina, dove da tre anni c’è la guerra, e nemmeno su una parte importante della Russia. In Medio Oriente vengono evitati Siria, Iraq e Iran per citarne alcuni, mentre più a est ci sono deviazioni su parte del Pakistan e dell’India. Il risultato è che un volo da Helsinki, in Finlandia, a Tokyo, in Giappone, dura fino a tre ore e mezza in più rispetto a quanto durasse qualche anno fa. Una ricerca ha segnalato che alcune rotte tra l’Europa e l’Asia richiedono deviazioni tali da comportare un aumento dei costi compreso tra il 19 e il 39 per cento a seconda dei casi. Il settore aereo è altamente inquinante e da tempo si discute sulle possibilità per ridurre il suo impatto, attraverso lo sviluppo di aeroplani più efficienti, ma anche di rotte che riducano le emissioni.
Il 23 giugno 2025, i cieli del Medio Oriente sono stati teatro di un’interruzione senza precedenti, con Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein che hanno chiuso i propri spazi aerei per oltre due ore, riaprendoli solo in tarda serata. Una mossa preventiva dettata dall’escalation della crisi israelo-iraniana, con gli attacchi statunitensi all’Iran, i raid israeliani e la controffensiva iraniana con missili scagliati sulle basi militari USA in Qatar. Questa chiusura, seppur temporanea, ha solo acuito una situazione già critica per il trasporto aereo globale. Dal 13 giugno, data di inizio degli attacchi israeliani contro l’Iran, numerose compagnie aeree hanno già dirottato, cancellato o ritardato i voli nella regione, spingendo la sicurezza in cima alle loro priorità. Mentre alcuni vettori avevano tentato di mantenere le operazioni la giornata di lunedì ha segnato un punto di non ritorno, costringendo molte altre a rivedere drasticamente i propri piani.
La chiusura degli spazi aerei su determinati paesi, o la forte riduzione dei voli che li attraversano per il rischio di essere colpiti e abbattuti intenzionalmente o accidentalmente, ha spesso conseguenze non solo su scala locale, ma anche globale. Oltre a essere molto esteso, il Medio Oriente è un’area pressoché irrinunciabile per le compagnie aeree che dall’Europa offrono rotte verso l’Asia e l’Oceania. Per evitare alcuni dei cieli più a rischio, gli aerei di linea compiono lunghe deviazioni, allungando i tempi di percorrenza, consumando più carburante e inquinando di più.
Lunedì lo spazio aereo in Qatar è stato chiuso per diverse ore in seguito al lancio di alcuni missili da parte dell’Iran, diretti verso la più grande base militare degli Stati Uniti in Medio Oriente. Centinaia di voli hanno subìto ritardi o cancellazioni all’aeroporto qatarino di Doha, uno dei principali snodi internazionali del Medio Oriente. Verso sera lo spazio è stato nuovamente aperto, ma con ripercussioni per migliaia di viaggiatori e per molte compagnie aeree, che devono ormai fare sempre più spesso i conti con guerre e conflitti regionali che ostacolano o rendono poco sicure molte delle loro rotte.
Col tempo le compagnie aeree sono diventate sempre più abili nel pianificare le rotte per evitare le zone più pericolose e spesso riescono a fare aggiustamenti in poche ore, che possono riguardare singoli aerei. La presenza di conflitti su ampie aree di territorio impone comunque delle scelte, condizionate da quanto siano praticabili alcune rotte sia in termini di tempo sia di costi. Il rischio è che alcune di queste diventino meno redditizie e che vengano quindi sospese dalle compagnie aeree, con una riduzione dell’offerta che si riflette sul resto del traffico aereo. Per raggiungere la medesima destinazione si fanno più scali, si impiega più tempo e si inquina di più, mentre i costi per i viaggiatori aumentano.




