Eurobond, il nuovo impulso economico e strategico per l’Europa
Il tempo passa, e le sfide del Vecchio Continente con lui.
Scontri militari ed affronti economici dilagano sulle terre dove i giovani europei dovranno trovare l’intesa che i loro padri hanno sposato solo per interessi.
Fabio Panetta è il governatore della Banca d’Italia, i dati che ha rilasciato a fine maggio sono tutt’altro che rassicuranti: L’Europa ha perso negli ultimi 35 anni, dal 1990 ad oggi, la metà della manifattura globale, dal 30% al 15%, mentre lo scompenso misurato dalla somma di importazioni ed esportazioni, è salito dal 26% al 42%, a riprova della fragilità che si cela dietro le due facce dell’UE, quella del continente dal mercato competitivo e innovativo, ma anche quella incapace di sostenersi da sola senza importazioni, o che perde piede all’estero.
La complicazione dei dazi americani ha gettato l’Europa e l’Italia in balia del vento, la dipendenza che ci lega all’America e alla Cina potrebbe risultare letale qualora ci collocassimo nella morsa di ferro che i due hanno creato, da sempre in competizione.
L’incertezza ci nega il sorriso, come altre nazioni del continente saremo costretti a fronteggiare una bomba ad orologeria, e le lancette hanno l’ora contata: il calo demografico, in Italia rischieremmo di perdere l’11% del Più in 15 anni, e nemmeno l’ingresso di stranieri nel mercato del lavoro compenserebbe, poiché non ci sarebbero le stesse qualifiche a compensare.
Panetta non ci lascia sicuramente con l’amaro in bocca, anzi ci mostra l’asso nella nostra manica, si chiama eurobond.
L’eurobond è un titolo di debito europeo, una sorta di obbligazione per comprare il debito non più dello Stato in questione, ma di un’Europa sovrana, il pnrr è stata la prova di come un debito comune possa far gola al mercato.
“Un mercato dei capitali integrato, con al centro un titolo comune europeo, ridurrebbe i costi di finanziamento per le imprese, attivando investimenti aggiuntivi per 150 miliardi di euro all’anno e innalzando, a regime, il prodotto dell’1,5 per cento”- sostiene Panetta, indicandoci che, qualora il soggetto dell’investimento valga un’alta carica tecnologica, il rendimento potrebbe incrementare.
Un titolo comune europeo potrebbe finanziare i grandi investimenti pubblici e fornire un metro di misura (benchmark) stabile e poco propenso a sbalzi di volatilità.




