Il discorso di Mario Draghi al Parlamento Europeo
L’ex presidente della Banca Centrale Europea e ex premier italiano, Mario Draghi, ha tenuto un importante discorso al Parlamento Europeo in occasione della settimana parlamentare del 2025. Con un intervento che ha spaziato su numerosi temi cruciali per l’Unione Europea, Draghi ha lanciato un forte messaggio di unione e di innovazione, invitando gli Stati membri a rafforzare la cooperazione per affrontare le sfide globali, dal conflitto in Ucraina alla crescente competitività internazionale, dalla gestione della transizione energetica alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale.
Il discorso di Draghi si è aperto con un appello alla coesione tra i membri dell’Unione Europea. “Possiamo riacquistare la capacità di difendere i nostri interessi. E possiamo dare speranza alla nostra gente. I governi nazionali e i Parlamenti del nostro continente, la Commissione europea e il Parlamento sono chiamati a essere i custodi di questa speranza in un momento di svolta nella storia dell’Europa. Se uniti, saremo all’altezza della sfida e avremo successo”. Con queste parole, Draghi ha esortato i leader europei a superare le divisioni interne per affrontare le sfide geopolitiche ed economiche che si profilano all’orizzonte.
Un tema centrale del discorso è stato il conflitto in Ucraina. Draghi ha sottolineato i rischi di un isolamento europeo in merito alla sicurezza del Paese: “Se le recenti dichiarazioni delineano il nostro futuro, possiamo aspettarci di essere lasciati in gran parte soli a garantire la sicurezza in Ucraina e nella stessa Europa”. Questo passaggio ha evidenziato l’importanza di una solidarietà europea più forte per garantire stabilità nella regione.
Draghi ha poi affrontato la questione della crescente competitività internazionale, partendo dalla Cina. “Quando è stato scritto il rapporto, il tema geopolitico principale era l’ascesa della Cina. Ora, l’Ue dovrà affrontare tariffe da parte della nuova amministrazione statunitense nei prossimi mesi, ostacolando il nostro accesso al nostro più grande mercato di esportazione”, ha dichiarato, riferendosi alle sfide commerciali che l’Europa si troverà a fronteggiare, sia nei confronti della Cina che degli Stati Uniti. Il discorso ha incluso anche un monito sugli effetti negativi delle politiche economiche degli Stati Uniti, che potrebbero danneggiare le imprese europee: “Le tariffe statunitensi più elevate sulla Cina reindirizzeranno la sovraccapacità cinese in Europa, colpendo ulteriormente le aziende europee”.
Il discorso di Draghi ha toccato anche il tema dell’innovazione tecnologica, in particolare l’intelligenza artificiale (IA). “Da quando il rapporto è stato pubblicato, i cambiamenti che hanno avuto luogo sono ampiamente in linea con le tendenze che vi erano state delineate. Ma il senso di urgenza di intraprendere il cambiamento radicale che il rapporto sosteneva è diventato ancora più forte”, ha spiegato l’ex presidente della BCE. Draghi ha evidenziato come l’Europa stia perdendo terreno nella corsa alla frontiera tecnologica, con gran parte dei progressi compiuti negli Stati Uniti e in Cina. “Per ora, la maggior parte dei progressi sta ancora avvenendo al di fuori dell’Europa. Otto degli attuali primi dieci grandi modelli linguistici sono stati sviluppati negli Stati Uniti, mentre gli altri due provengono dalla Cina”, ha puntualizzato. Per Draghi, l’Europa ha l’opportunità di colmare questo gap, ma il ritardo accumulato è un ostacolo sempre più difficile da superare.
Un altro tema centrale del discorso è stato l’andamento dei prezzi dell’energia, una questione di rilevanza per l’intera Europa. “I prezzi del gas naturale rimangono altamente volatili, in aumento di circa il 40% da settembre”, ha detto Draghi, alludendo alle difficoltà che le industrie europee devono affrontare. Inoltre, l’ex premier ha avvertito che i prezzi elevati dell’energia sono destinati a rimanere un problema persistente: “I prezzi dell’energia sono generalmente aumentati in tutti i paesi e sono ancora 2-3 volte più alti di quelli negli Stati Uniti”. Draghi ha quindi lanciato un appello per la necessità di abbassare i prezzi dell’energia, poiché questa è una questione cruciale per la competitività dell’industria europea, comprese le tecnologie avanzate. La transizione energetica, secondo Draghi, dovrà essere accompagnata da politiche adeguate per garantire la sostenibilità dei costi, con misure come riforme del mercato energetico e investimenti nelle rinnovabili.
Draghi ha poi trattato la questione della transizione verso veicoli a basse emissioni, con particolare attenzione al settore automotive. “Non si può imporre lo stop ai motori a combustione dicendo a un intero settore produttivo che deve interrompere una grande linea di produzione e allo stesso tempo non imporre, con la stessa forza, l’installazione di sistemi di ricarica e non creare le interconnessioni per farlo”, ha sottolineato, evidenziando la necessità di un approccio più equilibrato e coordinato alla transizione.
Uno degli aspetti più discussi durante il discorso è stato il tema del finanziamento delle politiche europee, in particolare quelle legate alla transizione energetica e agli investimenti necessari per affrontare le sfide future. Draghi ha parlato della necessità di emettere un debito comune per finanziare gli investimenti. “Questa cifra (750-800 miliardi di euro) potrebbe essere ancora più alta se consideriamo che non include investimenti per la mitigazione del cambiamento climatico”, ha spiegato. L’ex premier ha suggerito che il debito comune debba essere “sovranazionale”, in modo da permettere a tutti i Paesi membri di contribuire equamente alla realizzazione degli obiettivi europei.
Infine, Draghi ha ribadito l’importanza di modernizzare l’industria europea per rispondere alle sfide globali. “Oltre ad agire per modernizzare l’economia europea, dobbiamo gestire la transizione per le nostre industrie tradizionali”, ha dichiarato, sottolineando come settori come l’acciaio e i prodotti chimici siano strategici per la difesa e per la competitività dell’Europa. Tuttavia, ha anche aggiunto che non si tratta di una scelta binaria: “La scelta non deve essere così netta. Se realizziamo le riforme per rendere l’Europa più innovativa, allenteremo molti dei compromessi tra questi obiettivi”.




