La Resilienza Cinese: sfide economiche in un periodo di cambiamento
Per la prima volta dopo 14 anni, il governo cinese ha annunciato un epocale cambiamento nella
sua politica economica: sono previste, da un lato, l’adozione di una strategia di politica monetaria “moderatamente espansiva” e, dall’altro, l’introduzione di una politica fiscale più espansiva per il 2025.
Per far fronte alla crisi dei mercati globali, una decisione simile era già stata adottata a fine 2008. L’annuncio, oggi, arriva dopo la riunione dell’organo collegiale di vertice del Partito comunista cinese, il Politburo.
Quest’ultimo ha approfondito le manovre economiche da adottare nel 2025: la Cina adotterà una politica fiscale che sarà “più proattiva” con il fine ultimo di “stabilizzare i mercati immobiliari e azionari”.
Gli analisti hanno definito queste dichiarazioni epocali e senza precedenti: è chiaro che si tratti di una vera e propria mossa strategica contro le novità provenienti dalla Casa Bianca.
Sul fronte americano
Il ritorno di Donald Trump porta con sé il timore di una nuova guerra commerciale contro la seconda economia più grande al mondo, sulla scia del ricordo della sua prima presidenza.
La guerra commerciale lanciata dal presidente americano durante il suo primo mandato (2017- 2021) ha inasprito ancora di più la storica rivalità.
Attualmente, Trump minaccia di imporre tariffe del 60% sulle importazioni statunitensi di beni cinesi.
La Cina – che, da un lato, si trova in un momento delicato per la sua crescita economica – sta sicuramente dimostrando resilienza e moderazione, senza però nascondere un approccio più espansivo.
Il presidente cinese Xi Jinping, dopo essersi congratulato con il Tycoon americano, ha dichiarato che “la storia ha dimostrato che la Cina e gli Stati Uniti traggono vantaggio dalla cooperazione e perdono dallo scontro”.
Dunque, se da una parte Pechino punta a stabilizzare i suoi mercati interni e a stimolare la crescita attraverso misure fiscali e monetarie più espansive, dall’altra, Washington sembra pronta a riaccendere il confronto commerciale, con tariffe e dazi punitivi e strategie protezionistiche.
Le due potenze riusciranno a trovare una linea di compromesso o l’esasperazione delle rivalità darà vita a una nuova era di frammentazione economica del commercio globale?
Non resta che attendere i prossimi sviluppi.
La sfida del mercato immobiliare
Il mercato immobiliare aveva rappresentato un propulsore cruciale della crescita economica della Cina: nel 2020, circa il 29% del PIL cinese dipendeva dal Real Estate. Ed è stato proprio tra il 2020 e il 2021 che sono arrivati i primi problemi con le difficoltà della seconda maggiore società immobiliare cinese per vendita di appartamenti.
Il default di Evergrande nel 2021 ha avuto un eco sull’economia. L’azienda aveva intenzione di penetrare in nuovi mercati, come quello delle auto elettriche e dei parchi a tema: dopo l’emergenza Covid-19, aveva richiesto prestiti per 330 miliardi di dollari. La grande battuta d’arresto è poi arrivata dal governo cinese che, per controllare il debito, aveva adottato delle politiche restrittive.
Queste dinamiche hanno innescato un effetto domino, costringendo Evergrande a liquidare numerosi asset per riuscire a coprire gli interessi sui debiti accumulati.
Nonostante tale andamento del mercato immobiliare il PIL cinese ha registrato, nel terzo trimestre, una crescita del 4,6% annuo superiore al +4,5% atteso dagli analisti.




